Spagna, penosa marcia indietro dei separatisti: “Non eravamo pronti”

Per la Catalogna “un’altra soluzione, diversa dall’indipendenza, resta possibile”. Lo afferma il presidente catalano destituito Carles Puigdemont, in un’intervista a un quotidiano belga, ribadendo di “essere sempre per un accordo” con la Spagna. “Sono disposto e sono sempre stato disposto ad accettare la realtà di un altro tipo di relazione con la Spagna”, ha affermato, prima di precisare di essere pronto a trovare una soluzione alternativa all’indipendenza che, a suo giudizio, “è ancora possibile”, esclama. “Io che sono stato indipendentista per tutta la vita, ho lavorato 30 anni per ottenere un altro ancoraggio della Catalogna alla Spagna”, aggiunge, “sono ancora per un accordo”, insiste, accusando il Partito popolare del premier spagnolo Mariano Rajoy di essere responsabile dell’ondata di indipendentismo. Ma c’è dell’altro: il governo catalano “non era pronto per rendere effettiva la dichiarazione d’indipedenza”. A dirlo oggi in conferenza stampa è stato Sergi Sabrià, portavoce della Sinistra Repubblicana Catalana (Erc), il partito del deposto vice presidente della Generalitat, Oriol Junqueras. Sabrià ha accusato la Spagna di aver ostacolato l’indipendenza, affermando che la Catalogna non ha potuto procedere per paura di violenze, riferiscono i media spagnoli. Il governo catalano “non era pronto ad affrontare uno Stato autoritario, senza limiti nella repressione e la violenza”, ha affermato Sabrià dicendo di avere “prove certe” che tale violenza ci sarebbe stata, ma senza entrare nel dettaglio. “Noi non volevamo mettere a rischio la vita dei cittadini”, ha aggiunto.