Siria, le mogli dei terroristi dell’Isis sognano ancora lo Stato islamico

Hanno lasciato le terre dell’autoproclamato Califfato islamico in Siria, ma non hanno abbandonato l’ideologia jihadista che le porta a sognare ancora, almeno per i loro figli, uno Stato islamico (Isis) come quello immaginato da Abu Bakr al-Baghdadi nel 2014. Sono le donne dell’Isis, mogli dei terroristi che hanno combattuto in Siria e in Iraq, alcuni dei quali sono morti, secondo loro ”da martiri”. E da ”martiri” immaginano un futuro anche per i loro figli, ora lontani dalle terre del Califfato, alcuni in Europa. Sono loro stesse a raccontarlo, dicendo di sognare un ”paradiso islamista” per i loro figli. ”Cresceremo i nostri figli e le nostre figlie raccontando loro la vita nel Califfato”, racconta Zarah dal Marocco, dov’è fuggita grazie a un contrabbandiere che l’ha aiutata varcare il confine turco siriano. Evitando di fornire il suo cognome in quanto si è recata in Siria contro il volere della sua famiglia d’origine, a proposito del Califfato islamico la donna si augura che, ”anche se non siamo stati in grado di ottenerlo, un giorno i nostri figli lo riprenderanno”. Ventenne, la donna racconta di essere stata lei a convincere il marito a combattere per l’Isis in Siria, dove è morto in battaglia ”diventando un martire del Califfato, grazie a Dio”. ”Lo amavo. Ma tutti dobbiamo fare sacrifici in nome di ciò in cui crediamo”, ha detto Zarah. Rimasta nel Califfato, la donna si è risposata e ha avuto un ruolo nell’ufficio di propaganda dell’Isis. ”Il Califfato vivrà, anche se provano a distruggerlo, fino a quando diffonderemo l’idea dello Stato Islamico”, ha detto ancora. Centinaia sono le donne dell’Isis, la gran parte delle quali non ha mai combattuto, che hanno abbandonato il gruppo negli ultimi mesi. Molte sono tornate nei Paesi natii, altre si trovano in campi profughi o centri di detenzione. Secondo interviste condotte direttamente con loro, ma anche secondo dati dell’intelligence e studi di analisti, alcune madri con bambini piccoli raccontano di essere state spinte dai mariti ad andare con loro in Iraq e Siria, altre hanno invece spiegato di aver aderito all’ideologia del gruppo e di restare impegnate per il raggiungimento dei suoi obiettivi. Il linguaggio usato da queste donne è impregnato di una retorica marcata dell’Isis. Dal Nord Africa all’Europa occidentale, l’arrivo di queste donne rappresenta una nuova sfida per le forze dell’ordine, che si aspettavano un ritorno di miliziani e invece si trovano ad avere a che fare con le loro mogli e i loro figli. ”Ci sono casi di donne che sono state trascinate nell’Is, ma ce ne sono anche altre che sono state radicalizzate, tra cui alcune che hanno assunto ruolo importanti”, spiega Anne Speckhard, direttore dell’International Center for the Study of Violent Extremism, un’organizzazione no profit che conduce ricerche sui disertori dell’Isis. “Tutte le donne ci hanno raccontato la stessa storia: i loro mariti sono partiti per motivi economici e loro li hanno seguiti perché non avevano altra scelta”, ha detto un funzionario marocchino a condizione di anonimato. La maggior parte delle donne rientrate in Marocco sembra intenzionata a riprendere la propria vita di prima e mettere da parte l’esperienza con l’Isis, sostiene il funzionario, mentre il timore degli esperti della sicurezza è che queste donne mantengano la loro visione radicale e cerchino di indottrinare parenti e amici.