Sconfitto e umiliato: la stagione politica di Alfano finisce tra le lacrime

In Sicilia finisce la stagione politica di Angelino Alfano. Tra le lacrime dei suoi (pochi) fedelissimi. Che ora non sanno cosa fare e in quale porto rifugiarsi. Dopo le continue giravolte, l’addio a Berlusconi, l’appoggio al governo del Pd, Alfano era sicuro che essere una stampella gli avrebbe garantito la sopravvivenza e magari qualche poltrona di rilievo. E guardava al test siciliano come a una sorta di “passaporto”. E invece è stato il contrario. La scelta folle di allearsi con il Pd e la linea sull’immigrazione e sullo ius soli hanno scritto The end. Alleanza Popolare, in Sicilia, ha raccolto solo un modesto il 4,1%.  E’ rimasto così al di sotto della soglia di sbarramento del 5 % prevista dalla legge elettorale per fare scattare il seggio. Niente quorum, niente deputati regionali, fine dei sogni di essere la gamba moderata del Pd. Un fallimento che lo ha costretto ad ammettere la débâcle: «Il risultato siciliano è negativo». E pensare che nemmeno una settimana fa il ministro degli Esteri profetizzava: «Noi siamo dell’idea che vincerà Fabrizio Micari e lui sarà in grado di governare». Ma i risultati lo hanno stroncato: la sua lista ha superato a stento i 60mila voti.

La Sicilia asfalta Alfano

Fallisce quindi il suo sogno di essere l’ago della bilancia del Pd. E adesso deve fare i conti con la realtà. Eppure come ricorda il Giornale, il 16 novembre 2013, poco prima della cacciata di Berlusconi dal Senato, Alfano faceva lo sbruffone: «Abbiamo 30 senatori e 27 deputati». Quasi tutti in fuga da Forza Italia. Il 15 marzo 2014, durante un incontro a Torino per la campagna elettorale delle europee, si assisteva a un’altra variazione sul tema con attacco a Berlusconi: «Forza Italia non è né carne né pesce, votare per loro è inutile». Intervistato dal Secolo XIX di Genova, era il primo aprile del 2014 e al governo c’era Matteo Renzi. Alfano dichiarava: «Noi siamo il centrodestra, Silvio non attira più». E poi: «Siamo un movimento fresco, abbiamo 120mila iscritti e 12mila circoli, noi siamo decisivi». Infine, Alfano smentendo se stesso dichiarava: «Non ci saranno sicuramente intese con la sinistra».

Le acrobazie di Alfano

Il primo marzo del 2015 intervistato dal Messaggero diceva: «Noi abbiamo una grande forza, siamo decisivi sia per la tenuta del governo, sia perché l’area moderata e di centro non finisca sotto Salvini». Il 5 ottobre del 2015, a Ragusa a margine della firma del «patto per la legalità»,  stesso copione: «Siamo determinanti e decisivi». Dopo meno di un anno, ricorda il Giornale, il 14 luglio del 2016 durante un’assemblea del gruppo di Ap al Senato, Alfano si era lanciato in una nuova intemerata: «Senza di noi il governo non ha la maggioranza, con noi può prescindere da tutti». Il 4 giugno del 2017, parlando con il Corriere della Sera, il ministro degli Esteri affermava di non aver paura dello sbarramento: «La questione della soglia non è un problema, non abbiamo difficoltà». E infine le sicurezze sul risultato in Sicilia, che si sono trasformate in un pauroso flop. L’era di Alfano è finita.