Rigopiano, il suicidio del generale che difese la sua Forestale da Renzi

Una carriera intensa e prestigiosa caratterizzata da una serie di inchieste scottanti condotte a tutto campo, da quella sulla discarica dei veleni del Polo chimico di Bussi, in provincia di Pescara, fino a quelle relative a traffici di rifiuti e al terremoto in Abruzzo. Poi quel suicidio. E le due lettere alla famiglia nelle quali Guido Conti, 58 anni, Generale del Corpo Forestale transitato, poi, con grande sofferenza, all’interno dell’Arma dei Carabinieri, come deciso dal governo Renzi, spiega, in qualche maniera, la sua decisione di togliersi la vita con il rimorso per aver autorizzato, in passato, la costruzione del centro benessere all’interno dell’Hotel Rigopiano dove, investite da una valanga, il 18 gennaio 2017, moriranno 29 persone. Nessuno di loro morirà nel centro benessere. Ma, il rimorso tormenta, comunque, il generale Guido Conti. Che nelle due lettere alla famiglia si chiede cosa avrebbe potuto fare per evitare quelle vittime.

“Da quando è accaduta la tragedia di Rigopiano la mia vita è cambiata. Quelle vittime mi pesano come un macigno. Perché tra i tanti atti, ci sono anche prescrizioni a mia firma”, si arrovella il Generale Conti.

Conti entra poi nel merito, sspiegando: “Non per l’albergo, di cui non so nulla, ma per l’edificazione del centro benessere, dove solo poi appresi non esserci state vittime. Ma ciò non leniva il mio dolore. Pur sapendo e realizzando che il mio scritto era ininfluente ai fini della pratica autorizzativa mi sono sempre posto la domanda: Potevo fare di più?”. Poi il Generale conclude il drammatico testo indirizzandosi alla famiglia con espressioni di fortissimo affetto.

Al termine della carriera militare, il Genersle Conti era stato assunto dalla multinazionale del petrolio della Val d’Agri in Basilicata, la Total, dove aveva un prestigioso incarico dirigenziale. Ma da quell’azienda Conti si era poi licenziato.

Venerdì mattina la tragedia. Alla moglie, quando é uscito di casa, verso le 9,30 del mattino, ha detto che sarebbe rientrato a ora di pranzo.

L’ultimo ad averlo visto vivo è un tabaccaio dal quale ha acquistato tre fogli e altrettante buste da lettera e un francobollo. Due lettere erano, appunto, per i familiari. Una terza non si sa ancora a chi l’abbia scritta e inviata. Poi il suicidio.

Sul suo profilo Facebook, ora oscurato e sequestrato dagli investigatori, il Generale Conti aveva anche pubblicato una lettera, inviata nel novembre 2016 all’allora premier Matteo Renzi, in cui il generale difendeva con grande energia, passione e spirito di corpo, il Corpo forestale contro l’accorpamento nell’Arma deciso dal Governo Renzi vissuto da moltissimi forestali come uno scippo inaccettabile con la scusa di ottimizzare i costi.

Nella lettera accorata a Renzi, Conti, addolorato da quella decisione del governo che spazzava via, in un attimo, la storia centenaria di uomini e donne della Forestale e i loro sacrifici di anni, si scagliava contro “lo scioglimento di una istituzione benemerita bisecolare e carica solo di dignità, abnegazione ed efficienza”, rispetto al quale, scriveva Conti, “mio padre (pure lui un forestale, ndr) è morto due volte. E insieme a lui decine di migliaia di uomini che nella nostra missione, perché tale è lo spirito che ci anima, hanno creduto e credono. E questo non posso permetterlo. Senza battermi fino in fondo”.

A trovare il corpo senza vita del generale Guido Conti, non lontano dalla Smart delle figlie che lui aveva parcheggiato in una piazzola lungo la strada che si inerpica sul Monte Morrone verso Pacentro, dove l’ufficiale amava passeggiare, proprio due forestali che avevano lavorato con lui. Un colpo solo, micidiale, di una calibro 9.