Rifiuti, la stangata su famiglie e imprese fa paura: oltre 9 miliardi

Ammonta a ben 9,1 miliardi di euro (grosso modo l’importo finale di una contenuta manovra finanziaria del governo) il costo dei rifiuti per famiglie ed imprese. E gli aumenti che interesseranno queste ultime doppieranno l’inflazione. A rilevarlo, uno studio della Cgia di Mestre. I negozi di frutta, i bar, i ristoranti, gli alberghi e le botteghe artigiane subiranno un aumento della tariffa dei rifiuti compresa tra il 2 e il 2,6 per cento. Per le famiglie, invece, l’incremento sarà più contenuto. Per un nucleo con due componenti la maggiore spesa sarà del 2 per cento, con 3 dell’1,9 e con 4 dello 0,2. Per l’anno in corso, viceversa, l’inflazione è prevista in aumento dell’1,3 per cento. Eppure, la produzione dei rifiuti ha subito in questi ultimi anni di crisi è diminuita di 3 milioni di tonnellate mentre l’incidenza della raccolta differenziata è aumentata di 20 punti percentuali. Ciò nonostante, sottolinea la Cgia, «continuiamo a pagare di più e la qualità del servizio non abbia registrato alcun miglioramento. Anzi, in molte grandi aree urbane del paese è addirittura peggiorata».

Lo dice uno studio della Cgia di Mestre

L’obiettivo è quello di arrivare alla definizione di costi standard. Attualmente, infatti, con il pagamento della Tari il contribuente copre non solo i costi di raccolta e di smaltimento dei rifiuti, ma anche le inefficienze e gli sprechi del sistema. Ricordo – ha commentato Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia – che secondo l’Antitrust tra le oltre 10mila società controllate o partecipate dagli enti locali che forniscono servizi pubblici, tra cui anche la raccolta dei rifiuti, il 30 per cento circa sono stabilmente in perdita. Una cattiva gestione che la politica locale non è ancora riuscita a risolvere». Anzi, si può tranquillamente affermare che nel corso degli ultimi anni i cambiamenti relativi ai rifiuti hanno riguardato solo il nome della tassa: Tarsu, Tia, Tares e ora Tari.

Rifiuti diminuiti, tasse aumentate

Quest’ultima tassa, ricorda la Cgie, si basa sul principio stabilito dall’Ue che «chi inquina paga». Rispetto alla Tarsu, le successive forme di prelievo sono andate nella direzione di coprire integralmente il costo del servizio. Con la Tia questa previsione era stata prorogata e mitigata, mentre con la Tares prima e la Tari poi, questa prescrizione è stata resa operativa. L’applicazione di questo principio si è tradotto in un forte incremento dei costi per gli utenti. Le aziende di asporto rifiuti, di fatto, operano in condizioni di monopolio, con dei costi spesso fuori mercato che famiglie e attività produttive, nonostante la produzione dei rifiuti sia diminuita e la qualità del servizio offerto non sia migliorata, sono chiamate a coprire con importi che in alcuni casi sono del tutto ingiustificati.