Renzi sul patibolo. Grasso e Boldrini pronti a stringere il cappio

Matteo Renzi avrà più di una gatta da pelare nella direzione nazionale del suo partito che da qui a qualche ora  si riunirà nella sede di Largo del Nazareno. A pesare come un macigno sui lavori non c’è solo il «no» di Bersani all’appello all’unità della sinistra lanciato ieri in sequenza prima dallo stesso Renzi e poi da Walter Veltroni. E neppure la riottosità dei vari isolotti dell’affollato arcipelago della sinistra a farsi fagocitare dal Pd o i tentennamenti di un Giuliano Pisapia, sempre in bilico tra cuore e ragione. No, quel che veramente rischia di incombere come un macigno sulla relazione di Renzi è l’irruzione nella lotta per la leadership della sinistra di Piero Grasso e – da ieri – anche di Laura Bordini per quello che un giornale fiancheggiatore come Repubblica ha definito come lo «strano derby» tra i due presidenti. Non è una cosa da poco. Innanzitutto perché, per Costituzione, entrambi vengono consultati, e non solo formalmente, dal Capo dello Stato in merito allo scioglimento anticipato delle Camere, poi perché la loro discesa in campo su posizioni gauchiste e comunque ostili a Renzi potrebbe rendere davvero impervia la strada per una riconciliazione della sinistra. In tal senso, aiuta anche il fatto che il Rosatellum bis è per due terzi basata su una dinamica proporzionale, la più adatta a far rifulgere l’identità piuttosto che l’alleabilità di una forza politica. Sia come sia, la situazione è tale per cui o Renzi imprime un colpo d’ala capace di restituire una logica ed una prospettiva al suo schieramento o lui e il suo Pd dovranno accontentarsi del terzo posto sul podio delle prossime elezioni. La parola d’ordine è unità. Ma resta un mistero su quali contenuti costruirla. Anche perché, nel suo tentativo di cambiare la sinistra, Renzi si è fermato a metà scontentando tutti: persino Sergio Marchionne, simbolo del nuovo tempo del Pd. «Renzi – si chiede oggi l’ad di Fca – ? Certamente se guardiamo risultati delle varie elezioni, dopo quelle europee, ha dimostrato che c’era una difficoltà di comprensione tra lui e il Paese». Niente male come epitaffio.