Renzi ossessionato da Banca Etruria: un alibi per coprire i veri responsabili

La lingua batte dove il dente duole. E quello, dolentissimo, che da mesi affligge Matteo Renzi si chiama Banca Etruria, l’istituto di credito di cui era vicepresidente Pier Luigi Boschi, il papà di Maria Elena, e il cui crac ha ridotto in mutande un folto esercito di piccoli risparmiatori che ha visto andare in fumo i sacrifici di una vita. L’affaire Banca Etruria rappresenta una sorta di spartiacque del governo Renzi: dopo il suo crac niente è stato più come prima. L’ombra di commistioni incestuose tra “giglio magico” e finanza ha pesantemente ipotecato l’immagine dell’allora premier compromettendone lucidità nell’azione politica.

Renzi replica al retroscena de La Stampa

Solo ieri la Stampa di Torino ha pubblicato un informato retroscena di Marcello Sorgi che fa risalire proprio alle tormentate vicende della banca aretina l’astio di Renzi (e della Boschi) verso il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, la cui riconferma – poi avvenuta – è stata osteggiata senza mezzi termini dal Pd. Punto per punto, Sorgi ha contestato l’autodifesa di Renzi tutta tesa a dimostrare che il crac di Banca Etruria è imputabile all’omessa vigilanza della Banca d’Italia e che mentre quest’ultima si sarebbe preoccupata solo di salvare i banchieri, il governo da lui guidato si sarebbe occupato dei risparmiatori. «Non è vero – scrive Sorgi -, Bankitalia e governo lo fecero insieme: anzi – aggiunge – l’iniziativa partì dal Governatore nel novembre 2015». Ma Renzi, per il quale Banca Etruria è ormai «un alibi», non ci sta e affida ad una lettera al quotidiano torinese la sua versione in merito al fallito tentativo di disarcionare Visco dalla poltrona più alta di Via Nazionale: «Il giudizio politico negativo sulla gestione degli organismi di vigilanza, che il Pd ha espresso nelle sedi proprie istituzionali al momento del rinnovo degli incarichi, non prima né dopo, – scrive Renzi – non trae dunque spunto da presunte difficoltà istituzionali ma da una constatazione: le cose non hanno funzionato come avrebbero potuto e dovuto. Il nostro giudizio politico è che in questi anni Banca d’Italia e Consob non abbiano garantito un sistema di controlli efficiente».

Il leader Pd teme gli effetti sul voto di Banca Etruria

Un’autodifesa, questa del leader Pd non priva di contraddizioni: se sul destino delle di Banca Etruria e delle altre banche popolari in crisi il tra governo e Banca d’Italia è sempre stato improntato a piena collaborazione istituzionale, non si capisce perché solo ora Renzi ne denunci l’omesso controllo: «Se in questi anni le autorità della vigilanza avessero passato il proprio tempo leggendo meglio i documenti dei loro colleghi anziché parlando coi giornalisti per raccontare discutibili retroscena, probabilmente il mondo del credito e della finanza oggi starebbe meglio. Il Pd – conclude – non potrà mai accettare che su questa vicenda cali un velo di ipocrisia». La campagna elettorale è già cominciata.