Renzi come un pugile suonato: «Sapevamo che sarebbe finita così»

È la cronaca di una disfatta annunciata, quella del Pd di Renzi alle urne siciliane: del resto, il sentore della sconfitta il segretario dem lo aveva annusato già dal vagone del treno di partito che lo ha portato in giro per decine e decine di comuni, dove ha toccato con mano l’aspro malcontento di ex elettori infuriati con la base, i vertici, i fuoriusciti e chiunque abbia avuto a che fare con un partito allo sbaraglio in cui ormai da troppo volano gli stracci che non riescono più a tamponare la continua e copiosa emorragia di consensi.

Renzi ammette la sconfitta. Anzi, la disfatta

E il responso siciliano è solo l’ultima conferma di un’agonia che alla prove del voto degenera in tragedia politica senza possibilità d’appello: «Tutto come previsto, il risultato è quello che ci aspettavamo. Sapevamo che sarebbe finita così» è stato l’amaro commento di Matteo Renzi riportato dal Corriere della sera. È affranto, col morale a terra e costretto a riconoscere la disfatta che non ha concesso neppure l’onore della armi al Pd, il numero uno del Nazareno, che facendo un rapido recall telefonico con i dirigenti dem, ammette l’inesorabilità di un messaggio elettorale inequivocabile. «È una sconfitta netta», ribadisce ai suoi collaboratori e riporta puntualmente il Corriere della sera, una sconfitta inevitabile che l’ex premier toscano addebita in massima parte a Pietro Grasso che, non solo ha declinato l’invito a candidarsi a governatore della Sicilia, ma all’ultimo ha addirittura mollato la casa madre.

Ma davvero è solo colpa di Grasso e degli scissionisti?

Insomma, il Pd non poteva certo cullarsi nell’illusione che le cose potessero andare meglio, ma una debacle di tale portata, forse, non se l’aspettava neppure Renzi, checché se ne dica. E malgrado le dichiarazioni ufficiali del segretario dem, che come riporta il Corriere ha commentato: «Nessuna sorpresa, non credo che per questo voto su cui c’è tanto da ragionare qualcuno nel mio partito vorrà sparare a zero senza riflettere. Il 13 novembre ci sarà la direzione, i numeri sono quelli che sono e per me non c’è problema, però spero che anche i più critici si rendano conto che c’è bisogno di uno sforzo in più da parte dell’intera squadra perché stiamo tutti nello stesso partito». per il momento, almeno: anche perché, come rileva lo stesso quotidiano di via Solferino, «quello “stesso partito”, stando a quello che dicono al Nazareno, dovrebbe innanzitutto controllare che la trappola degli scissionisti, dopo aver fatto cilecca in Sicilia, non scatti invece alle elezioni politiche prossime venture». Elezioni che – si vocifera al momento – l’ex premier vorrebbe far slittare da marzo a maggio, nella speranza di poter ricompattare i ranghi. Ranghi a dir poco sfilacciati…