Prestarono soldi al Pci, nessuno glieli ha ridati. Gli eredi: “Li vogliamo da Renzi”

Storia d’altri tempi. Il tempo è passato ma dei soldi neanche l’ombra. La storia di due famiglie comuniste che prestarono i loro risparmi quando il Pci lanciò la sua campagna elettorale per la Costituente del 1946, riemerge dalle pagine del Resto del Carlino. “Persone umili, che vivevano quasi in povertà, ma che non esitarono a mettere sul piatto cifre che per quell’epoca valevano tanto. Si trattava di prestiti a interessi zero, da ripagare entro il 1949”. A Viareggio e a S.Stefano Magra due discendenti di vecchi comunisti adesso chiedono al Pd di avere indietro quei soldi che i loro padri (e nonni) versarono per la causa del “Migliore”. Ora dovrà essere il Pd a risarcire quei soldini. Secondo il patronato Agitalia di Roma sarà proprio il Pd di Renzi a  dover rispondere dei debiti realizzati da Botteghe Oscure.

I legali: “Il Pd deve risponderne”

In fondo era il contratto a prevedere che il debito potesse essere saldato anche ad eventuali eredi. Nella causa, seguita dal patronato Agitalia di Roma, sarà chiamato a rispondere il Partito democratico “subentrato a tutti gli effetti giuridici nei rapporti debitori e creditori del Partito comunista italiano dell’epoca”. Uno dei due generosi comuisti d’altri tempi, Giovanni Baldi,  era stato da poco congedato quando tornò a Viareggio e sottoscrisse l’obbligazione (nulla a che vedere con quelle famigerate emesse molto tempo dopo dall’Mps). Era fiero di quel fogliettone con la falce il martello e il titolo evocativo “Per la vittoria della democrazia”. Nel 1949 quel documento sparì. Quel titolo di credito lo ha ritrovato tempo fa fra le vecchie cose la nipote Claudia che “per onorare il nonno” vuole 4300 euro”.. leggiamo sul Resto del Carlino.

Gli eredi: “Davano più soldi al Pci che ai familiari”

Valentino Repetti è l’altro comunista, classe 1923, operaio all’Arsenale della Spezia dove disinnescava gli ordigni. “Uno stipendio misero che però non intaccava le sue certezze di comunista. La moglie Maria Belloni svela i particolari: “Dovevamo sposarci e l’anello che mi regalò era quello di una sua vecchia zia perché mi disse che non aveva nulla. Abbiamo vissuto modestamente, ma con dignità. Lui è mancato nel 1974 a 51 anni, stroncato da un infarto. Solo dieci anni fa ho saputo la verità”. E cioè che  Valentino sottoscrisse l’obbligazione lanciata da Togliatti versando ben 600 lire. Non contento si tolse di tasca 1500 lire per la costruzione della Casa del Popolo di S.Stefano Magra che tra l’altro il partito negli anni successivi ha dovuto vendere per problemi economici. Non disse niente a nessuno e lasciò volentieri quei soldi frutto di tanto sacrificio al suo Pci. Dieci anni fa la scoperta e anche in questo caso i titoli vennero trovati per caso in alcuni vecchi cassetti.  Un uomo che ha dato più soldi al partito che alla famiglia: “Ma lo rispettiamo perché era un vero comunista, dice ora l’erede. Dopo aver letto del caso avvenuto a Viareggio anche la famiglia spezzina ha avviato le pratiche per la richiesta di risarcimento che chiamerà in causa il Pd. Ce la immaginiamo la faccia di Matte Renzi, bastonato dalle elezioni in Sicilia e alle prese con Pisapia e Grasso, occuparsi dei soldi per i vecchi militanti della falce e martello. Un mondo a lui estraneo.