Portavate o no gli slip? Quella domanda che ci riporta indietro di mezzo secolo

La cautela è d’obbligo, certo. Ci sono due carabinieri accusati di stupro da due studentesse americane di 19 e 21 anni. I fatti risalgono allo scorso 7 settembre. I due militari rischiano il posto e l’onore. Hanno infangato la divisa in ogni caso, anche se le ragazze fossero state – come dicono – consenzienti. E proprio le due studentesse hanno confermato dopo oltre due mesi e mezzo la loro versione davanti al gip, in un interrogatorio che è diventato un caso per la durata eccezionale (12 ore) e per le domande degli avvocati dei due militari sotto inchiesta.

L’avvocato Giorgio Carta, difensore del carabiniere Pietro Costa, ha predisposto 263 domande per una delle ragazze e 197 per l’altra. Circa la metà non sono state ammesse, ci racconta Repubblica. Tra quelle ammesse: “Provava attrazione per l’imputato? Lo trovava sexy?”. E la ragazza risponde: “Mi ricorda mio nonno”.

Domanda non ammessa, per fortuna: “Le ragazze portavano gli slip?” Il giudice a quel punto si è ribellato e ha detto no, la domanda non si può fare. Il perché è presto detto: è una domanda che ci riporta indietro di decenni, a quando le violenze sessuali non erano considerate tali se c’era una disponibilità da parte della “preda”, una disponibilità presunta, magari esibita con abbigliamenti provocanti o con atteggiamenti che potevano essere “male interpretati” o che erano considerati imprudenti. C’è voluto parecchio tempo per eliminare, almeno nelle aule giudiziarie, l’attenuante del “se l’è cercata”, perché il no di una donna va rispettato sempre, al di là del tipo di biancheria intima che indossa.

Invece stiamo ritornando proprio lì, a quel pregiudizio, a quella mentalità che colpevolizza la vittima (pur se presunta) e assolve l’aggressore. Perché le due ragazze erano ubriache, perché hanno accettato il passaggio, perché avevano in rubrica i numeri di uno dei carabinieri accusati. Addirittura dopo la denuncia venne messa in circolazione la voce falsa secondo cui le due ragazze avevano un’assicurazione contro lo stupro quando in realtà si tratta di un’assicurazione generica che copre tutti gli imprevisti all’estero e che l’Università delle due americane stipula per tutti gli studenti che vengono in Italia. Si processano gli atteggiamenti delle studentesse, dunque, senza tenere nel minimo conto che la condotta dei due carabinieri è stata in ogni caso vergognosa, poiché si trovavano in servizio. C’è tanta voglia di instaurare un clima da derby. Ma lo scontro non è tra chi difende i carabinieri e chi difende le donne. Lo scontro vero è tra chi rispetta le donne e chi le divide in due categorie: le rispettabili e le non rispettabili, dimenticando che lo stupro è sempre un reato, mentre non lo è bere qualche drink di troppo.