Perfino Amnesty molla i catalani: “Ma quali prigionieri politici…”

Amnesty International ha chiarito di non considerare come “prigionieri di coscienza” i dirigenti secessionisti catalani arrestati dalle autorità spagnole. L’organizzazione per la difesa dei diritti umani ha criticato nei giorni scorsi come “eccessivi” e “sproporzionati” gli arresti di Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, leader delle due maggiori associazioni indipendentiste, e di otto ex membri del governo catalano, ma non ha mai usato l’espressione “prigionieri politici” che viene usato dai secessionisti. “Non usiamo l’espressione prigioniero politico perché non esiste una definizione internazionale univoca” – ha spiegato un portavoce di Amnesty all’agenzia stampa Dpa – usiamo il concetto di prigioniero di coscienza. E non consideriamo che lo siano né i due Jordi, né gli ex membri del Govern catalano perché il loro caso non rientra in questa definizione”. Amnesty International considera prigionieri di coscienza coloro che “senza aver fatto ricorso alla violenza né averla propugnata, sono incarcerati o sottoposti ad altre limitazioni della libertà” a causa delle loro convinzioni politiche o religiose o qualsiasi altro motivo di coscienza, come le origini etniche, il sesso, la lingua parlata. Gli esponenti catalani sono stati accusati nell’ambito di un procedimento giudiziario del quale restano da determinare diversi elementi “attraverso i quali Amnesty International sarà in miglior posizione per determinare se li considera o meno prigionieri di coscienza”, ha spiegato il portavoce.

E un quarto degli spagnoli non compra catalano

Intanto si apprende che il 23,2% degli spagnoli fuori dalla Catalogna boicotta i prodotti provenienti da questa regione. Il dato, ricavato da un sondaggio del Reputation Institute e ripreso dai media spagnoli, sottolinea gli effetti economici della polarizzazione dell’opinione pubblica davanti alla crisi catalana. Al 23% degli spagnoli che già boicottano i prodotti catalani, si aggiunge un 20,9% che stanno pensando di farlo in futuro. Lo scontro con Madrid ha degli effetti anche in seno alla Catalogna, dove il 47,8% del campione stigmatizza la decisione delle oltre 2000 imprese che hanno scelto di trasferire la loro sede sociale fuori dalla regione dopo il referendum indipendentista. Tale giudizio, nota il sondaggio condotto dalla società specializzata sui temi della reputazione commerciale, incide negativamente sulla propensione all’acquisto dei prodotti di queste imprese.