Pensioni, Gentiloni fa una proposta in 7 punti. I sindacati: insufficiente

Gentiloni ci prova. I sindacati non ci stanno. Il governo ha proposto uno stop all’aumento a 67 anni dal 2019 per l’età di pensionamento per 15 categorie di lavoratori che svolgono attività gravose; via libera ad una commissione che studi la gravosita’ delle occupazioni e che valuti la classificazione tra previdenza ed assistenza ai fini di una migliore separazione; revisione del meccanismo di calcolo dell’aspettativa di vita sulla base della media e non delle differenze di picco; sostegno alla previdenza integrativa dei lavoratori pubblici; miglioramento del fondo di integrazione salariale; riutilizzo delle risorse dell’ape social nel 2018; riutilizzo delle risorse dei precoci per 2018. Sono questi, a quanto si apprende, i sette punti della proposta che Gentiloni ha messo sul tavolo di confronto con Cgil, Cisl e Uil sulle pensioni. Una proposta “innovativa sulla previdenza rispetto al punto di partenza” articolata in 7 punti dal costo complessivo di 300 milioni di euro. E’ questo, quanto illustrato dal premier Paolo Gentiloni ai sindacati. Che però replicano a stretto giro: “Il tempo ulteriore stabilito da qui a sabato non va inteso come un consenso alle proposte che il governo ha fatto oggi. Rispetto alle aspettative di vita infatti le proposte sono ampiamente insufficienti così come la platea di lavori gravosi individuata mentre mancano molti temi, dai giovani alle donne fino al lavoro di cura”, spiega Susanna Camusso della Cgil.