Pansa, la struggente lettera al figlio da poco scomparso: addio bel “fieu”

Il figlio di Giampaolo Pansa, Alessandro, è morto improvvisamente all’età di 55 anni colpito da un infarto. Era  vice presidente della Feltrinelli e, nel biennio 2013-2014, amministratore delegato di Finmeccanica.

A circa una settimana dalla scomparsa, il padre lo ricorda con una lunga e struggente lettera pubblicata su La Verità. Alessandro Pansa è deceduto l’11 novembre a causa di un infarto improvviso. Il padre Giampaolo Pansa cominca la lettera con un paragone con la guerra, dove “a morire sono sempre i giovani, mentre gli anziani la scampano. La guerra rovescia lo stato naturale delle cose. Ma può accadere così anche se il mondo si trova in pace. Te ne sei andato a 55 anni. Mentre io sono ancora vivo quando ne ho 82”.

Pansa ripercorre le tappe della vita del figlio, a partire dagli amici che in parte si portava dietro dai tempi del Liceo Manzoni. La “cotta giovanile” per il Presidente della Repubblica Sandro Pertini (“avevi addirittura imparato a memoria il suo discorso d’insediamento”), e poiché Giampaolo lavorava a Repubblica, padre e figlio erano riusciti a incontrarlo, su invito, al Quirinale.

E poi la carriera nella finanza, un lavoro che gli piaceva, la posizione di amministratore delegato di Finmeccanica dopo il terremoto giudiziario che aveva “spazzato” alcuni dei vertici. E, nel 2014, l’intervento della politica (“mattatoio di bande che si azzannano”, la definisce Giampaolo) con il neo premier Matteo Renzi che decide di mandar via tutti i capi delle aziende partecipate dallo Stato. “Eliminato nel pieno della maturità intellettuale e professionale”,scrive Pansa  chiedendosi: “Come avrei potuto proteggerti, figlio?”.

Trova spazio anche qualche rimpianto: “Non ho mai conosciuto il tuo giudizio sul mio lavoro”, aggiunge Giampaolo ricordando che continua a scrivere “articoli e libri scomodi” nonostante l’età. “Con la tua partenza – scrive ancora Giampaolo Pansa – quel mondo (quello del genitore che vede il figlio come da “proteggere”, n.d.r.) è finito del tutto. Da una settimana cerco di non pensare che tu, caro Alessandro, te ne sei andato chissà dove. E ti confesso che ho il terrore di sognarti. Però, mio bel fieu, mio bel ragazzo, ti accoglierò sempre a braccia aperte. O con un cazzotto sulla spalla. Come facevo quando venivi a trovarci. Mi piacerà ascoltare di nuovo la tua voce che mi dice: ‘Fai bene a scrivere contro questi nuovi politici che stanno portando il nostro Paese al disastro’. Ritroveremo così quell’intesa che a volte ci è mancata. Ti voglio bene. Giampaolo, il tuo papà”.