Orrore in Myanmar, rapporto choc: donne e bambini stuprati, bruciati vivi e gettati nelle cisterne

Orrore in Myanmar: un orrore senza fine. Un eccidio perpetrato nel silenzio dei più. E allora, cisterne di corpi senza vita: sono quelli di donne e bambini bruciati vivi, dopo essere stati stuprati, massacrati e poi gettati via. Un scempio raccontato dai sopravvissuti in fuga dal Myanmar e denunciati in un agghiacciante dossier da Save the Children.

Myanmar, donne e bambini stuprati e uccisi

Un orrore sconosciuto ai più, quello che si sta perpetrando in Myanmar, dove atrocità  inimmaginabili emergono dalle testimonianze strazianti dei bambini Rohingya in fuga dal Paese e raccolte nel nuovo rapporto di Save the Children non a caso intitolato ”Gli orrori che non dimenticherò mai’‘. A pochi giorni dalla riunione dei Ministri degli Esteri di Europa, Asia, Australia e Nuova Zelanda, che si terrà lunedì e martedì nella capitale del Myanmar Naypyidaw, l’Organizzazione internazionale chiede ai leader di agire immediatamente per fermare le violenze contro le comunità Rohingya. Il rapporto, che contiene le testimonianze di donne e bambini raccolte dal personale di Save the Children in Bangladesh, restituisce un’immagine inquietante della violenza sistematica, degli stupri e degli sgomberi forzati di cui sono stati vittime moltissimi dei 600.000 Rohingya, di cui almeno il 60% bambini, che si sono rifugiati in Bangladesh dal 25 agosto scorso.

Stupri, massacri, corpi incendiati

”Alcuni soldati hanno preso me e altre due ragazzine e ci hanno portato in una casa. Mi hanno colpito in faccia con un fucile, mi hanno preso a calci sul petto e mi hanno pestato braccia e gambe. Poi sono stata stuprata da tre soldati. Hanno abusato di me per circa due ore e in alcuni momenti sono svenuta”, ha raccontato tra glia altri, dal Bangladesh, Shadibabiran (nome di fantasia), una ragazzina di 16 anni. I soldati le hanno spezzato una costola. ”Mi faceva molto male e a stento riuscivo a respirare. Anche ora ho difficoltà respiratorie, ma non sono andata da un medico perché provo troppa vergogna”, ha poi aggiunto. Hosan, invece, di appena 12 anni, è fuggito dal suo villaggio verso il Bangladesh dopo che i militari hanno cominciato ad aggredire le persone con i macete. Durante la fuga, si è fermato in un villaggio abbandonato nella speranza di trovare cibo e acqua. ”A un certo punto mi sono avvicinato a una cisterna e ho visto che dentro c’erano almeno 50 corpi senza vita che vi galleggiavano. Non riesco a togliermi dalla testa la vista di quei corpi gonfi né l’odore di bruciato delle case date alle fiamme. Sono orrori che non dimenticherò mai”, è la sua drammatica testimonianza.

Agghiaccianti testimonianze dell’orrore

E come loro anche un’altra testimone dell’orrore, questa volta una giovane donna di 24 anni, racconta di aver toccato con mano brutalità e terrore. Lei, come altri insieme a lei, ha  assistito con i suoi occhi alla terrificante scena di una donna e del suo bambino lasciati bruciare vivi. ”Ho visto un soldato cospargere di benzina una donna incinta di molti mesi e subito dopo darla alle fiamme. Ricordo anche un altro soldato che ha strappato un bambino dalle braccia di sua madre e l’ha scaraventato nel fuoco. Si chiamava Sahab e non aveva nemmeno un anno. Non potrò mai dimenticare le sue grida”, è l’ennesimo racconto di un orrore dilagato a macchia d’olio nel silenzio rotto solo dalle grida delle povere vittime. ”Quasi ogni bambino con cui abbiamo parlato ha assistito a cose alle quali nessun minore al mondo dovrebbe essere esposto. Ci hanno raccontato di massacri, di stupri multipli e di loro familiari bruciati vivi” ,ha dichiarato Helle Thorning-Schmidt, Direttore Generale di Save the Children International, che recentemente ha visitato i rifugiati Rohingya a Cox’s Bazar, in Bangladesh. “Con oltre la metà dei rifugiati che ha meno di 18 anni – ha proseguito Thorning-Schmidt – possiamo parlare di vera e propria emergenza bambini. Molti di loro sono profondamente traumatizzati da quello che hanno dovuto subire e ora stanno vivendo in un posto in cui nessun bambino dovrebbe vivere”. Ora, dopo lo choc, la condanna deve assurgere al livelli più alti:

La condanna di tutti i ministri degli Esteri

Per questo Save the Children chiede con forza ai Ministri degli Esteri che si riuniranno a Naypyidaw di assumere una posizione ferma sulla crisi che coinvolge le comunità Rohingya e di intervenire fattivamente e inequivocabilmente sulle violenze dei mesi scorsi. “Le nazioni di tutto il mondo – è tornato a chiedere Helle Thorning-Schmidt – devono unire la loro voce e sfruttare la loro influenza diplomatica con il Myanmar. Devono usare tutti i mezzi finanziari e diplomatici a disposizione per porre fine alla crisi e garantire ai bambini la protezione di cui hanno bisogno. Vogliamo che le violenze cessino immediatamente, che i responsabili di questi orrori vengano assicurati alla giustizia e che venga garantito l’accesso umanitario senza ostacoli nel nord dello Stato di Rakhine”.