Nasce a Roma Fedirets, la Federazione dei dirigenti e direttivi pubblici

Mercoledì 22 novembre 2017, presso l’Hotel Nazionale in piazza Montecitorio, è stato presentato Fedirets, un nuovo soggetto sindacale, che si è presentato alla stampa con una serie di proposte volte al miglioramento della macchina pubblica e alla selezione della sua classe dirigente.

Tra i punti fondamentali evidenziati, da riportare nel nuovo contratto collettivo, si evidenziano la netta separazione tra politica e amministrazione pubblica, lo stop alle rotazioni selvagge, trasparenza negli uffici per la prevenzione della corruzione.

“Stop alla fiduciarietà nell’attribuzione degli incarichi. Sì a competenza e professionalità. Stop alle riorganizzazioni continue perché creano instabilità e disorganizzazione. Stop alle rotazioni selvagge perché producono, oltre ad instabilità, la perdita delle competenze specifiche. Maggiori garanzie per la durata degli incarichi dirigenziali e il rispetto dei contratti individuali di lavoro. Sì all’armonizzazione dei trattamenti economici delle varie dirigenze confluite nell’Area Funzioni Locali. Largo a nuove opportunità lavorative attraverso la mobilità libera fra tutti enti territoriali. Più trasparenza per la prevenzione della corruzione”, sono le proposte avanzate dalla Federazione dei dirigenti e direttivi pubblici, che rappresenta i dirigenti delle funzioni tecnico amministrative della Sanità, delle Regioni, degli Enti Locali e dei segretari comunali e provinciali. Il progetto è stato realizzato grazie alla fusione di storiche sigle sindacali della dirigenza già esistenti nella Sanità, nelle Regioni e nelle Autonomie locali. Con Fedir e Direts, una giovane componente dei segretari comunali e provinciali e la Fials. I dirigenti del sindacato ritengono che si debba dire basta, oltretutto, alle riforme della dirigenza, perché queste sono state pensate e scritte male e poi, inevitabilmente, fallite.

«Il problema – spiegano il segretario generale Mario Sette e il segretario aggiunto Elisa Petrone – non è fare nuove leggi ma semplicemente pensare a come rafforzare in concreto quelle esistenti». Qualche suggerimento il sindacato lo ha già dato in vista dell’apertura della contrattazione nazionale in Aran, immaginando un contratto che, al di là dell’incremento economico (ancora incerto per la dirigenza) riscriva le modalità di accesso ai pubblici uffici, momento in cui devono essere valutati il curriculum, l’esperienza e il merito. In questo senso, una delle proposte per l’accesso alla dirigenza da parte del sindacato, è che questa avvenga in base a una selezione comparativa e motivazione della scelta “che deve riferirsi alla valutazione tecnico – specialistica e gestionale documentata dal curriculum. Da questo punto di vista potrebbe essere utile uniformare i modelli del curriculum per tutti i dirigenti della PA, in modo da renderli facilmente e effettivamente confrontabili”.

Per il sindacato appartenere a una nuova unica area contrattuale deve “rappresentare una occasione importante per favorire la mobilità del dirigente che lavora in Regioni, Enti Locali, Sanità”. «Bisogna dare stabilità, certezza, trasparenza all’organizzazione degli uffici pubblici, non tanto e non solo a tutela del dirigente ma anche quale principale strumento di prevenzione della corruzione». Nel contratto per Fedirets va scritto tutto questo, insieme a una limitazione degli esterni nella PA, spesso nominati non per le loro reali competenze e professionalità. Il sindacato farà la sua parte, denunciando le anomalie e vigilando affinché le leggi che già esistono vengano applicate. La scelta di un sindacato unico autonomo per tutta la dirigenza territoriale nasce dalla necessità di affermare, in maniera ancora più forte, questi principi e far sentire la propria voce ai tavoli. «Il nuovo contratto collettivo nazionale sia l’occasione per rilanciare il ruolo della dirigenza», concludono Mario Sette ed Elisa Petrone.