Napolitano continua con i diktat: «Italiani obbedite a Draghi e alla Merkel»

Lancia messaggi, attacca, intima, consiglia: a giudicare dal tono dell’intervista data a Repubblica sembra che il presidente emerito Giorgio Napolitano sia ancora convinto di stare al Quirinale, di determinare molto nella politica italiana, di condizionare scelte e strategie. Non perde il vizio di tessere le fila, di parlare da padrone, di aspirare a un regia purchessia. L’ex inquilino del Quirinale parla prima della Merkel, elogiandola come il perno della stabilità europea. “Senza una soluzione positiva della crisi tedesca non c’è prospettiva per l’Europa. Senza una Germania stabile è impossibile immaginare qualsiasi passo avanti nell’integrazione europea”. Parla in maniera apodittica, per dogmi, come sempre.  Ancora critiche alla legge elettorale, “la cui funzonalià è tutta da vedere». Napolitano fece di tutto per tramare contro  il voto al Rosatellum in Senato. Poi la montagna partorì il classico topolino e tutto rientrò.

I “consigli” Napolitano

Poi, sollecitato sulla politica interna da Mario Calabresi, risponde  di non voler “entrare nelle attuali discussioni sui partiti”. Ma poi, è un fiume in piena ed eccolo attaccare frontalmente la Lega e le le forze che definisce “populiste”. Alla domanda del direttore che gli  fa notare come “nelle ultime settimane certi toni antieuropeisti usati in passato da Salvini e da Grillo paiono attenuati”, Napolitano fa orecchie da mercante e parte con una intemerata: “Purtroppo in Italia si mostra una singolare perdita di memoria e generosa indulgenza anche di fronte a clamorosi voltafaccia, privi di ogni credibilità politica, come quelli di chi accenna a ritrarsi dalle sue posizioni antieuropee dopo aver firmato un patto di Alleanza con Marine Le Pen alla vigilia delle elezioni francesi”. I toni usati sono quelli di sempre: dal “rifiuto di posizioni populiste e reazionarie che si collocano fuori dall’alveo delle democrazie europee”, all’invettiva contro quelli che “seminano quotidianamente pregiudizi contro libertà e diritti fondamentali” e “demonizzano le dimensioni del ragionevole compromesso e dell’ equilibrio politico-istituzionale, spingendo alla radicalizzazione ed estremizzazione del confronto”. Un linguaggio, al solito, barocco, curiale, presidenziale, paternalistico. Non perde il vizio.

«Obbedite a Draghi»

Napolitano veste poi i panni di ispiratore della politica economica. Altri diktat dal sapore ultimativo, da ultima spiaggia.  “Dobbiamo ascoltare Mario Draghi. Ridurre il peso del debito, selezionando gli interventi di spesa pubblica, aumentando l’avanzo primario. Sono le indicazioni che ‘trasmette’ alla maggioranza di governo, impegnata nell’approvazione della legge di bilancio, alla luce delle considerazioni di recente espresse da Mario Draghi sulla stabilità dei conti pubblici.  “Sono giorni difficili – dice in un discorso che sembra provenire dalle catacombe –  Non possiamo dimenticare  che il nostro debito continua a non ridursi nel rapporto col Pil e se anche verranno vantaggi dalla ripresa non si possono attribuire alla crescita in quanto tale tutte le virtù e le soluzioni. Si deve continuare il lavoro per ridurre il peso del debito, selezionare in modo significativo la spesa pubblica e aumentare l’avanzo primario nella prospettiva del pareggio di bilancio”.