Milano, dal G7 della Salute il solito libro dei sogni e nulla di concreto

Molte parole, come sempre capita in queste riunioni, e poca concretezza: “Ci impegnamo a preparare al meglio i nostri sistemi sanitari per rispondere collettivamente alle minacce attuali e future, per proteggere il benessere dei nostri cittadini e promuovere la salute globale”. Comincia così il documento finale del G7 della Salute a Milano. Una decina di pagine, in 47 punti, in cui Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti mettono nero su bianco la volontà di fare fronte unico con “strategie condivise per sfide comuni”, qualsiasi cosa voglia dire. Tre i temi protagonisti del summit e della relazione conclusiva: salute della donna e dell’adolescente, resistenza dei superbatteri agli antibiotici e impatto dei cambiamenti climatici sulla salute. Un punto, quest’ultimo, sul quale si sono accese le discussioni. Con gli Usa che, pur nella diversità di posizioni, hanno firmato il comunicato congiunto, in cui si riconosce che “alcuni fattori correlati all’ambiente contribuiscono ad aumentare i rischi per la salute”, compresi “eventi climatici estremi” e “inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo”. Si legge nel testo: “Gli Usa intendono esercitare il loro diritto di ritirarsi dall’Accordo di Parigi a meno che non vengano identificati adeguati termini di rinegoziazione”, mentre “i ministri della Salute e i capi delle delegazioni di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Regno Unito, e il commissario europeo per la Salute e la sicurezza alimentare riaffermano il forte impegno dei propri governi a implementare velocemente l’Accordo di Parigi come dichiarato dal Summit G7 di Taormina”.

Il G7: ridurre le disuguaglianze globali”…

Fra le priorità individuate dai 7 Grandi c’è “l’importanza di rafforzare i sistemi sanitari attraverso specifici percorsi nazionali verso la Copertura sanitaria universale senza lasciare nessuno indietro”, di “ridurre le disuguaglianze a livello globale, proteggere e migliorare la salute di tutti i cittadini nell’arco della vita, attraverso servizi sanitari inclusivi”. L’impegno è anche a “promuovere e investire in salute, proteggere i diritti di donne, bambini e adolescenti” quali “agenti positivi di cambiamento per il progresso della salute per tutti”. Si ribadisce inoltre “l’impegno collettivo a far uscire 500 milioni di persone dalla fame e dalla malnutrizione entro il 2030”. “Il G7 – si legge ancora nel documento finale – può fare la differenza nell’affrontare gli impatti sanitari dell’inquinamento atmosferico, dell’acqua e del suolo e impedire così la morte e le disabilità causate dalle malattie non trasmissibili, inclusi i tumori, le malattie cardiovascolari e polmonari e il diabete”. E si definisce “fondamentale ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico, anche riducendo le emissioni nelle aree urbane”, promuovendo “soluzioni innovative quali il lavoro intelligente, la mobilità sostenibile, l’energia pulita”. Un’attenzione speciale viene riservata ai flussi migratori: “Supportiamo – continuano i Paesi del G7 – la fornitura di servizi sanitari, in particolare i programmi di immunizzazione per migranti e rifugiati”, e “cercheremo di incrementare l’accesso ai servizi per la salute fisica e mentale ai migranti, ai rifugiati, alle popolazioni in situazioni di crisi e l’appropriata assistenza”. Fari puntati anche sulle politiche di genere: “Ci impegniamo a rendere possibile la partecipazione e le pari opportunità per le donne in tutti gli ambiti e a tutti i livelli, specialmente nei processi decisionali, andando incontro alle loro specifiche esigenze e sostenendo la realizzazione dei loro diritti umani”. Quanto all’antibiotico-resistenza, da affrontare “guidati dall’approccio One Health”, i Grandi promettono: “Promuoveremo la ricerca e lo sviluppo di nuovi agenti antimicrobici, terapie alternative, vaccini e dispositivi per la diagnosi rapida nel luogo di cura. Ci adoperiamo inoltre per preservare le attuali opzioni terapeutiche”, e “sosterremo Paesi a basso e medio reddito per migliorare il loro accesso a misure di prevenzione, diagnosi e cura efficaci, come pure la loro capacità di sorveglianza in ambito di salute umana e animale”. Nelle conclusioni della dichiarazione congiunta che ha chiuso il G7 Salute a Milano, alcuni passaggi sono dedicati alla sicurezza degli operatori sanitari: “Condanniamo con fermezza – si legge – la violenza, gli attacchi e le minacce dirette al personale medico e alle strutture sanitarie, le cui conseguenze” nelle aree di conflitto “hanno un effetto a lungo termine sulla popolazione civile, sui sistemi sanitari dei Paesi coinvolti e anche sulle aree confinanti”. Viene infine riconosciuta “l’importanza di sviluppare piani nazionali per affrontare criticità e carenze in materia di sicurezza sanitaria”.