Migranti, il Pd pronto alla svolta buonista: le Ong vanno recuperate

Il governo Gentiloni, con il responsabile del Viminale Marco Minniti, ha compiaciuto troppo la “pancia” del Paese, si è allontanato dalla retorica dell’accoglienza che affascina la sinistra buona, e ha trattato le Ong come nemiche. Tutto sbagliato, tutto da rifare in campagna elettorale per permettere al Pd di gettare ponti verso le anime più estreme.

Ha cominciato Emma Bonino, osservando che senza un cambio di rotta sui migranti ogni trattativa con il Pd sarebbe impossibile. Il premier Gentiloni le ha risposto rivendicando le politiche migratorie di Palazzo Chigi ma alla fine è toccato a Matteo Orfini, il presidente del Pd intervistato oggi da Repubblica, rimettere i puntini sulle “i”.

“Il primo punto – dice Orfini – è che le Ong siano alleate, non nemiche. Invece, non da parte del governo, c’è stata una campagna di demonizzazione”. E ancora: “Va bene rivendicare la diminuzione degli sbarchi, ma se le persone non arrivano più perché muoiono nel deserto o perché rinchiuse in un lager, non abbiamo risolto nulla”.

Poi, Orfini chiude il cerchio: “Di fronte al clima che c’è nel Paese noi dem dobbiamo essere il principale argine culturale e politico al razzismo“. Dove si va a parere è ormai evidente: alla fiducia sullo ius soli, per recuperare voti a sinistra. Una mossa disperata, ma che parte da un dato di fatto: le politiche di rigore sui migranti attuate da Minniti non hanno portato consensi alla sinistra ma alla destra. Perciò scatta il “contrordine compagni”. Le Ong sono buone, gli sbarchi dovranno riprendere, la cittadinanza dovrà essere data.