Malagò fiuta il venticello e sponsorizza lo ius soli: ci servono gli atleti

Navigato com’è e abituato, oramai, a muoversi con scioltezza ai margini della politica, il presidente del Coni, Giovanni Malagò cerca di dare un aiutino al centrosinistra che gli ha concesso, con una legge ad hoc firmata Pd, di candidarsi per altri 4 anni alla guida del Comitato Olimpico. «E’ inaccettabile – si sdegna Malagò per tirare la volata alla legge sullo ius soli che il Pd sta cercando di approvare nonostante il parere contrario della maggioranza degli italiani – che i nostri figli siano a scuola con altri ragazzi, vanno a fare sport e magari questi ragazzi sono anche più bravi di alcuni dei nostri ma non possono competere ai vari livelli dei campionati o addirittura in alcuni casi indossare la maglia azzurra: questo non è giusto».

«Oggi molte persone che risiedono in Italia non sono riconosciute come italiane e per questo non possono indossare la maglia azzurra. Ma lo sport non è né di destra né di sinistra, non può avere svantaggi: a tutti deve essere permesso di praticare la propria disciplina e bisogna lavorare per questo », aggiunge con aria risentita il numero uno del Coni esasperando il concetto.

«C’è qualcuno che cavalca certe cose per proprio tornaconto, come sulla legge per lo ius soli – dice il numero uno del Coni senza rendersi conto di parlare proprio di sé stesso – Il mondo dello sport è da subito stato il portabandiera ma non vuole essere strumentalizzato né tirato per la giacchetta. Sicuramente in Italia abbiamo una crescita demografica che è pari a zero e, guardando alle statistiche, negli ultimi 15 anni abbiamo perso 4 milioni e mezzo di potenziali atleti tra i 14 e i 19 anni».

Gli fa eco uno dei ministri del governo di centrosinistra, Giuliano Poletti: quella sullo ius soli, ha rilanciato l’ex-presidente di LegaCoop «è una legge che va fatta e il nostro sforzo sarà quello di cercare di portarla a compimento entro la legislatura». Alla faccia di quello che chiedono gli italiani.