Libia, la Ue piange e ammette il suo ennesimo fallimento: il Paese nel caos

giovedì 16 novembre 18:26 - di Antonio Pannullo

Dopo aver distrutto con la forza l’ordine costituito che c’era in Libia attraverso l’aggressione militare a uno Stato sovrano e all’assassinio del presidente Muhammar Gheddafi, ora l’Unione europea, responsabile dell’invasione di clandestini in Italia a centinaia di migliaia, “sta lavorando su tutti i fronti per migliorare la situazione terribile che c’è sul terreno in Libia. Ho visto il video (pubblicato dalla Cnn, in cui si vedono alcuni migranti venduti all’asta come schiavi per poche centinaia di dollari, ndr) e posso dire che la realtà è anche peggiore”. Lo afferma il commissario europeo alle Migrazioni e agli Affari interni Dimitris Avramopoulos, in conferenza stampa a Bruxelles. Nel Paese nordafricano “la situazione è ancora pessima: le reti di trafficanti operano senza alcun controllo nel Paese, sfruttando e commettendo abusi nei confronti di queste persone disperate”. Adesso la Ue fa il mea culpa e denuncia la situazione che essa stessa ha consapevolmente creato. E Bruxelles si rende cnto anche di un’altra cosa, che peraltro era evidente: il governo-fantoccio della Libia di al Serraj, subito sposato dal governo italiano che ha ubbidito al diktat del suoi padroni della Ue, “purtroppo, non ha il pieno controllo della situazione nel Paese. Le frontiere meridionali sono tuttora prive di controllo e tutti gli sforzi che abbiamo fatto insieme al governo italiano, perché l’Italia deve essere apprezzata e lodata per tutte le iniziative che ha preso, in collaborazione con noi, non sono finora riusciti a modificare in modo sostanziale una situazione che è tuttora brutta”. Come dire: abbiamo sbagliato tutto e con noi il governo italiano, e dà la colpa alla situazione globale. Dice infatti il commissario Ue: “La responsabilità non è europea, bensì globale. E dobbiamo mobilitare la comunità globale, che è quello che stiamo cercando di fare. Nello stesso tempo, attraverso la nostra cooperazione con l’Unhcr e l’Iom, tentiamo di aiutare queste persone sul terreno, ma la situazione è drammatica e terribile”. Avreste dovuto pensarci prima di aggredire la Libia con le armi.

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