L’esperto israeliano: il Libano di nuovo sull’orlo della guerra civile

C’è un crescente rischio di un incidente che inneschi una nuova guerra fra Israele e la milizia sciita libanese filo iraniana Hezbollah sul duplice fronte del Libano e Siria, anche se le due parti non vogliono il conflitto. A dirlo è Meir Litvak, direttore del Centro di Studi iraniani dell’università di Tel Aviv, intervistato dall’Adnkronos sui nuovi scenari che si aprono in Medio Oriente con i nuovi sviluppi della guerra in Siria e della crisi in Libano. “La sensazione prevalente in Israele è che al momento Hezbollah non voglia una guerra con noi dal Libano, e neanche noi la vogliamo. Ma le cose potrebbero cambiare a causa di un incidente o un errore di calcolo”, avverte il professor Meir. “C’è un crescente rischio di guerra per due ragioni”, spiega, ricordando che Israele continua ad attaccare in Siria “i convogli che portano armi iraniane avanzate ad Hezbollah”. “Assad si sente ora più fiducioso e i siriani cominciano a sparare ai nostri aerei. Inoltre il capo di stato maggiore iraniano, generale Baqeri, ha affermato che non subirà gli attacchi israeliani. Se colpirà i nostri aerei, o compirà una rappresaglia importante – nota Meir – potrebbe esserci una escalation”. È un “fatto altrettanto grave, se non di più, che l’Iran ha delle milizie sciite in Siria le quali dichiarano apertamente la loro intenzione di lanciare attacchi contro di noi nel Golan. Al momento non sono a ridosso del confine, ma questo può cambiare”. Meir si dice “certo che non vi sia stato un ruolo israeliano” nella crisi libanese. “Le ragioni – spiega – sono tre: ci siamo resi conto che intervenire nella politica araba, specie quella libanese, è troppo complicato per noi e può rivelarsi controproducente. In secondo luogo il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu è una persona molto prudente. Così come ha fatto attenzione a non intervenire in Siria sapendo che tale intervento avrebbe portato a importanti combattimenti, sono certo che ritenga che un intervento in Libano possa essere la causa di una futura guerra. Il terzo punto è che non abbiamo partner o alleati in Libano, tutti ci detestano o provano risentimento verso di noi”. “La convinzione in Israele – dice ancora il professore – è che a breve termine sarà impossibile sloggiare Hezbollah dalla sua posizione di potere dominante nella politica libanese, per ragione demografiche (è il maggior gruppo), perché è l’unico gruppo armato e perchè è sostenuto dall’Iran“. Meir dice infine di non sapere se il primo ministro libanese Saad Hariri sia prigioniero a Riad. Ma aggiunge: “il fatto che non appaia in pubblico” da quando ha annunciato le dimissioni “potrebbe essere un segno che lo sia”.