Le “fake news” infiammano lo scontro: scambio di insulti tra Pd e M5S

Una proposta di legge contro le fake news (le bufale giornalistiche di quando ancora parlavamo in italiano). È quanto si accinge a fare il Pd, attraverso il proprio capogruppo al Senato Luigi Zanda che ha giorni depositerà il testo. L’iniziativa segue di qualche ora l’annuncio dato ieri alla Leopolda, la stazione dismessa di Firenze dove sono in corso gli stati generali del Pd. Si tratta, tuttavia, di mera propaganda, di una mossa fuori tempo massimo. Ma Renzi è convinto che la sola presentazione del testo basti a staccare un dividendo elettorale. «Un posizionamento strategico che pagherà», ha spiegato.

Di Maio chiede l’intervento dell’Osce

Segno dei tempi: se una volta i partiti si scontravano sul punto di contingenza o sulla tesi del salario come “variabile indipendente”, oggi quel che ne resta si azzuffa sulle fake news con un’ intensità tale da costringere il grillino Di Maio a mostrare per intero il proprio sprezzo del ridicolo richiedendo (lo aveva già fatto per le elezioni siciliane) l’intervento dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, in vista del voto politico della prossima primavera. Intendiamoci, il problema esiste – l’edizione odierna di Repubblica, sulle fake news, addirittura ci “apre” riservando un’intera pagina al duello rusticano in corso tra Pd e M5S – ma da qui a spacciarlo per l’orco che può inquinare le elezioni ce ne corre. «Tutta questa polemica sulle fake news mi pare esagerata», ha saggiamente twittato Pier Luigi Battista, firma di punta del Corriere della Sera.

L’inchiesta del NYT sulle “fake news”

Tanto più che il fenomeno delle bufale in rete non è proprio quel che si definisce un fulmine a ciel sereno: scorreva già sottotraccia riemergendo in coincidenza nei momenti “caldi” del confronto politico. Il detonatore che l’ha fatta esplodere è stata la foto che ritraeva Laura Boldrini, Maria Elena Boschi, l’europarlamentare David Sassoli in una chiesa sotto la scritta: «Guardate chi c’era a dare l’ultimo saluto a Totò Riina», e giù un mare di condivisioni. Ma la vicenda delle fake news sta assumendo anche i contorni di un intrigo internazionale: proprio in questi giorni il New York Times, sollecitato dal consulente di Renzi per la cybersecurity Andrea Stroppa, ha mappato una serie di siti riconducibili al M5S (info a 5 stelle, Video a 5 stelle) che hanno gli stessi Google id (una sorta di carta d’identità del motore di ricerca) di Noi con Salvini, il terzo incomodo nella contesa, per poi sfociare insieme ad altri di altre nazioni in siti come Io sto con Putin.info. Semplici coincidenze, come asserisce lo spin doctor della Lega Luca Morisi, o prove generali di cosa resterà della politica sotto la dittatura dei “signori della rete”?