La Sicilia alle urne, è l’occasione per una svolta. Anche per l’Italia

Domenica 5 novembre 4 milioni e mezzo di siciliani sono chiamati alle urne per eleggere il presidente della Regione. Le urne si apriranno alle 8 e si chiuderanno alle 22. Lo spoglio comincerà il mattino seguente, ma già dopo le 22 verranno diffusi gli exit poll. Questa circostanza ha creato una piccola polemica politica. Il deputato di Sinistra italiana Erasmo Palazzotto chiede di rafforzare i controlli soprattutto nei seggi di periferia: «Gli exit poll saranno comunque diffusi dopo le 22 e in caso di testa a testa qualcuno potrebbe fare il furbo nella notte». Le elezioni precedenti, che videro la vittoria di Crocetta, si svolsero con le stesse modalità, ma non ci fu alcuna polemica.

L’appuntamento di domemica in Sicilia s’è caricato in queste settimane di un forte significato politico, che va al di là della pur importante dimensione regionale. Il centrodestra unito sotto la bandiera di Nello Musumeci ha l’occasione per riportare una storica vittoria. Musumeci è il grande favorito. Conta sulla forza dei partiti che lo sostengono ma anche sul suo carisma personale. Gli ultimi sondaggi, resi pubblici prima dell’embargo di questi giorni,  gli attribuiscono una forbice tra il 35 e il 40 per cento. Decisamente più bassa la forbice assegnata al candidato del M5S, Giancarlo Cancelleri, stimato tra il 25 e il 35. Fuori dai giochi appaiono irrimediabilmente il candidato del Pd, Fabrizio Micari, e quello della sinistra, Claudio Fava.

Per il centrodestra può partire dalla Sicilia un’onda, vincente, capace di sostenere la coalizione in vista delle prossime elezioni politiche. I tre leader del centrodestra (Berlusconi, Meloni e Salvini) hanno fornito il loro diretto sostegno a Musumeci intervenendo nelle manifestazioni di chiusura della campagna elettorale. Anche Grillo è venuto in Sicilia a sostenere il suo candidato, ma per il M5S, queste elezioni, possono rappresentare l’inizio della ritarata dell’onda. Chi rischia di inabissarsi è invece il Pd. Non a caso, Renzi ha tentato negli ultimi giorni di ridimensionare la valenza politica delle regionali siciliane. Ma è lecito prevedere che, da lunedì, sarà bufera dalle parti di largo del Nazareno