La Fornero assiste alla proiezione del film sugli esodati: «Sono distrutta»

«Distrutta». È lei stessa a definirsi così dopo aver assisitito alla proiezione del film L’Esodo in un cinema di periferia a Torino. L’ex ministro Elsa Fornero, 69 anni, docente prestata alla politica con il governo Monti, assurta agli onori della cronaca politica per le sue lacrime in mondovisione durante l’illustrazione della sua riforma pensionistica lacrime e sangue, ha sfidato se stessa sottoponendosi a un inevitabile processo.

Fornero: sono distrutta, vado via

«Scusate», dice ai giornalisti, «ma ora vado. Sono distrutta». Ingenua o coraggiosa? Certo ci vuole del fegato per presentarsi in sala davanti alle vittime della sua riforma mentre sullo schermo va in scena la storia di famiglie messe in ginocchio dalla rivoluzione pensionistia firmata Fornero, persone trasformate in mendicanti. Dopo un’ora e mezzo di film, trascorsa impassibile senza muovere un muscolo, e 40 minuti di dibattito, con alcuni degli esodati presenti alla proiezione, l’ex ministro si lascia scappare una drammatica confidenza: «Non farò più il ministro, nemmeno se qualcuno me lo venissero a chiedere in ginocchio» (cosa che non accadrà). Poi spiega che ai professori è stato chiesto un lavoro sporco che la politica non ha fatto. «Altrimenti oggi sul banco degli imputati non ci sarei io, ma chi per 20 anni ha illuso gli italiani raccontando che andava tutto bene». Insomma si sente, come ha ribadito in tante occasioni, il capro espiatorio della politica pur non essendo l’unica tecnica messa a Palazzo Chigi per risolvere il guazzabuglio dei conti italiani, «Si sono dimenticati di tutti i professori. Tranne che di me. Credevo di servire il Paese in un momento drammatico. Sono stata un’ingenua». Cerca di dimostrare che senza il suo contributo le cose sarebbero andate anche peggio. Ma a distanza di sei anni dalle lacrime in diretta, Elsa Fornero non è ancora riuscita nell’impresa. «Questa riforma fa tanto comodo: ce se ne può vantare in Europa, mentre in Italia basta dire che è tutta colpa mia…».