Konrad Lorenz, lo scienziato che vide per tempo i rischi della tecnocrazia

Nasceva a Vienna il 7 novembre del 1903,  114 anni fa, il padre dell’etologia Konrad Lorenz, insignito del premio Nobel nel 1973 per i suoi studi sul comportamento animale. Ma Lorenz, per il suo amore verso gli animali e per avere sempre predicato il rispetto delle leggi di natura, è anche considerato un pioniere dell’ambientalismo.

L’ochetta Martina

Nel suo best seller, L’anello di Re Salomone (1949), lo studioso afferma che la sua costante attenzione e il suo approfondito studio sugli animali è stato ripagato in più occasioni: quando un corvo, al suo richiamo, gli si posava sulla spalla, quando le oche che aveva allevato lo salutavano sulla porta di casa, appena tornate dalle migrazioni, o quando le taccole continuavano a nidificare sotto il suo tetto. Ma soprattutto nel suo libro Lorenz “racconta l’esperienza d’imprinting con l’ochetta Martina, la prima oca selvatica covata in incubatrice. Martina al momento della schiusa dall’uovo vede Lorenz. Da quell’istante ogni tentativo di affidare la piccola a un’oca domestica fu vano. L’ochetta incominciò a seguirlo ovunque al punto che fu costretto a costruire un cestino per portarla sempre in spalla. Martina continuerà questo attaccamento, seguendo Lorenz dappertutto, fino all’arrivo dell’estate in cui divenne un uccello adulto pronto a prendere il volo”.

La guerra e la demonizzazione postbellica

Ad Altenberg, nella sua residenza estiva, Lorenz osserva da vicino il comportamento animale: dal 1937 è impegnato in una frenetica attività accademica. Insegna psicologia animale e anatomia comparativa all’Università di Vienna e, tre anni dopo, diviene professore di psicologia all’Università di Konigsberg, in Germania. Per questi rapporti con la Germania hitleriana Lorenz subirà nel dopoguerra – nonostante i suoi indubbi meriti scientifici – l’ostracismo degli ambienti progressisti. Un fenomeno che perdura ancora oggi come dimostra la scelta miope dell’Università di Salisburgo di revocare la laurea honoris causa allo scienziato nel 2015. Nel 1944 Lorenz viene fatto prigioniero dai russi e spedito in un campo di prigionia fino al 1948. Un anno dopo fonda il Konrad Lorenz Institute, l’istituto per le ricerche sul comportamento animale.

I libri-manifesto contro la tecnocrazia

“Le opere di Lorenz – ha sottolineato Gennaro Malgieri – s’imposero anche in ambito a lui non proprio favorevole soprattutto per merito di editori liberi come Adelphi in Italia che pubblicò il libro di Lorenz di maggior successo, Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, seguito da L’altra faccia dello specchio. In entrambi lo scienziato metteva l’umanità davanti dal suo non proprio luminoso destino determinato dagli squilibri demografici, dall’inquinamento atmosferico, dal depauperamento delle risorse naturali, dalla massificazione del consumi, dall’invadenza della tecnologia fino a criticare appunto l’egualitarismo pervasivo del quale la struttura stessa delle megalopoli era lo specchio più evidente”.

Una riflessione portata avanti anche in un altro fondamentale testo dello studioso, Il declino dell’uomo, nel quale Lorenz descrive gli effetti della tecnocrazia nella società occidentale. Tra i più allarmanti una progressiva reificazione delle coscienze che conduce uomini e donne a indifferenza, mancanza di sensibilità e alienazione: “Uno dei problemi dell’umanità odierna consiste nel fatto che la maggior parte degli uomini nel loro lavoro quotidiano ha a che fare soltanto con oggetti privi di vita, per lo più artificiali. Con oggetti che non sono particolarmente belli e che non sono per niente adatti a infondere rispetto.  È  questo il motivo per cui l’umanità, ovunque è in contatto con la natura, minaccia di distruggere il sistema naturale in cui vive e di cui vive”.