Ius soli e biotestamento, Renzi ci prova ancora: «Approviamoli subito»

Una legge sul biotestamento, un’altra sullo ius solipoi la modifica dei collegi elettorali perché quelli dell’Istat hanno accorpato Rignano sull’Arno con Livorno e non con Firenze. E tutto questo tenendo ben ferma la data di marzo come quella migliore per andare a votare. Sarà pure una «Leopolda di lotta» (copyright del Corriere della Sera) quella in corso a Firenze per volontà di Matteo Renzi, ma a chi la guarda dall’esterno somiglia soprattutto ad una chiassosa e variopinta kermesse propagandistica com’è in uso nell’imminenza di una campagna elettorale.

Alla “Leopolda” Renzi tenta di spezzare l’isolamento del Pd

E di carne sul fuoco da mettere in momenti del genere se ne trova sempre, senza stare ad almanaccare più di tanto se si tratta di tagli pregiati o, come nel caso di specie, di rimasugli avariati inutilizzabili anche per un piatto di straccetti. Di roba del genere nel Pd se ne spaccia tanta, a cominciare appunto dal biotestamento, che per Renzi è compagni è una sorta di eutanasia legalizzata, per finire allo ius soli, vero chiodo fisso del Rottamatore rottamato che confida proprio sulla cancellazione di ogni filtro sulla concessione della cittadinanza agli immigrati per recuperare pezzi di sinistra in libera uscita. «Entrambi andrebbero approvati», ha infatti fatto sapere dalla tribuna della Leopolda non escludendo, neanche in questo caso, il ricorso alla fiducia. «Io l’ho fatto sulle unioni civili. Ora, però, decide Gentiloni», è stata la sua conclusione all’insegna del “quando c’ero io…”.

Avviso a Gentiloni: «Metti la fiducia sui due provvedimenti»

È del tutto evidente che l’affondo del Renzi “di lotta” in scena alla Leopolda non è tanto finalizzato ad ottenere l’approvazione delle due leggi – anche perché quella sullo ius soli si trasformerebbe in una strenna elettorale per il centrodestra – quanto a gettare scompiglio nel campo di Agramante (leggi Bersani e D’Alema) che si troverebbero ad affrontare più di una difficoltà a sostenere il percorso dei due provvedimenti alla Camera e al Senato salvo poi rifiutarsi di siglare l’alleanza nei collegi uninominali. La cui composizione territoriale, per altro, Renzi vuole modificare in Parlamento. Sono segnali di fumo, certo. Ma dove c’è fumo, c’è arrosto. Anche se andato a male.