“Giovinezza” in una cerimonia ufficiale, scatta l’accusa: “Inno fascista”

Si era alla presentazione del calendario storico dell’Esercito, avvenuta nel salone d’onore dello Stato maggiore. Quale sorpresa ascoltare in quella sede le note squillanti e gioiose di “Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza”: l’inno che nell0immaginario collettivo è associato al fascismo ha preso in contropiede gli astanti e fatto storcere il naso soprattutto al presidente della commissione Difesa della Camera, il dem Francesco Saverio Garofani. Chissa, avrà pensato in preda al panico, sarà il caso di avvisare l’onorevole Fiano, o la Boldrini? Ma nell’esatto momento dello sconcerto collettivo e delle accuse alla Difesa, è arrivata la spiegazione: “Giovinezza” è stata cantata nella versione antecedente al Ventennio”.

“Giovinezza” in versione pre-fascista

Già, niente apologia di fascismo, nessuno da crocifiggere, l’ortodossia antifascista è salva:  la versione di “Giovinezza” eseguita dai cantanti invitati dall’Esercito – leggiamo sul Giornale – era quella stesa nel 1909 dal torinese Nino Oxilia, “anni prima della costituzione dei primi Fasci. In effetti la storia di “Giovinezza” è lunga ed articolata: il brano nacque nei primi anni del XX secolo e divenne popolare fra i volontari universitari partiti per la Grande Guerra. Quindi fra le trincee divenne uno dei canti più amati fra i reparti d’assalto. Dopo la fine del conflitto, la melodia si fece sempre più popolare fra i giovani, che ne riadattarono le parole alla causa mussoliana. Col regime, “Giovinezza” divenne inno ufficiale del partito dopo il 1925, da eseguirsi in tutte le occasioni pubbliche subito dopo la Marcia Reale”. Dunque, durante nella cerimonia, era stato specificato dal palco che il brano “Giovinezza” che sarebbe stato eseguito era tratto dalla versione  degli anni della Grande Guerra, di epoca pre-fascista. Nonostante ciò, lo zelante Garofani si è detto sconcertato: “Capisco che fossero animati dalle migliori intenzioni e che si trattasse di una canzone precedente al fascismo ma qualche disagio l’ho provato”. Per così poco…