Inchiesta sulle nomine, il destino di Virginia Raggi si decide il 9 gennaio

Rischia di ritrovarsi a processo nel pieno della campagna elettorale Virginia Raggi. Il sindaco di Roma dovrà comparire davanti al Gup il 9 gennaio e se sarà rinviata a giudizio, come richiesto dalla Procura della Capitale il 28 settembre, il processo potrebbe aprirsi proprio a ridosso del voto, tra fine febbraio e inizio marzo. Una tegola non da poco per un M5s già indebolito dai risultati elettorali, dalle beghe interne e dall’indagine sull’altro (ex) fiore all’occhiello del movimento, il sindaco di Torino Chiara Appendino.

Virginia Raggi indagata per la nomina di Raffaele Marra

Raggi è chiamata a rispondere dell’accusa di falso in relazione alla nomina di Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro Raffaele. Renato Marra da dirigente della polizia municipale fu promosso Capo dipartimento per il turismo, con un incremento di stipendio di 20mila euro l’anno. Secondo l’accusa, il sindaco mentì all’Anticorruzione del Comune, sostenendo che la nomina di Renato Marra era frutto di una «mera pedissequa esecuzione» delle sue determinazioni. In realtà, secondo i riscontri della Procura, Raggi si sarebbe lamentata con Raffaele Marra del fatto che non l’aveva informata sull’aumento di stipendio del fratello. Una conversazione che gli inquirenti hanno trovato nelle ormai famose chat del sindaco con i suoi collaboratori, che sono state acquisite agli atti.

Il sindaco a rischio processo

All’udienza davanti al Gup Raggi dovrebbe incontrare Raffaele Marra, che non ha più visto dal giorno dell’arresto. L’ex potentissimo capo del personale del Campidoglio, per la promozione del fratello, risponde di abuso d’ufficio e il 9 gennaio potrebbe anche già essere stato condannato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta che lo vede coimputato con l’imprenditore Sergio Scarpellini. Davanti al Gup la difesa del sindaco, rappresentata dagli avvocati Alessandro Mancori ed Emiliano Fasulo, avrà diverse opzioni su cui puntare in caso di effettivo rinvio a giudizio: patteggiamento, richiesta di rito abbreviato o processo ordinario. Per ora è stata fatta trapelare la volontà di andare a rito ordinario, con tutto ciò che comporta in termini giudiziari e politici, ma i legali hanno tempo fino al giorno dell’udienza per la decisione definitiva.