Il sindaco di Cona: chiudere subito il Cia di Conetta, coop inadeguate

“Questo andirivieni di migranti dal centro di accoglienza di Cona è la conseguenza di una babele, di una tendopoli, in cui le condizioni sono a dir poco non dignitose: così, loro hanno visto che protestando qualcosa succede, ed ecco che nascono le marce verso Venezia e le dimostrazioni”. Così il sindaco di Cona, Alberto Panfilio, di centrodestra, traccia un quadro sconfortante, della situazione attuale nel centro di accoglienza di Conetta. “Una situazione che non è gestibile – sottolinea – non si possono mettere 1.000-1.500 persone in una tendopoli piantata in mezzo alla campagna, nel nulla: questa è la dimostrazione lampante della mancata gestione del problema profughi nel nostro Paese. Se proprio fosse necessario ospitare un numero elevato di migranti come quello di Cona, bisogna ospitarli in ex caserme e strutture pubbliche dismesse. Ma questa non può che essere una soluzione temporanea”. “E l’obiettivo deve essere quello di chiudere Conetta: in un paese civile come il nostro le tendopoli non dovrebbero esistere”, avverte. “Bisogna pensare invece a soluzioni di medio e lungo periodo, e allora perchè non copiare esempi che all’estero hanno dimostrato di funzionare: negli altri paesi la gestione dei profughi è fatta direttamente da grandi città, come Zurigo, Lipsia, Barcellona, Glasgow, che grazie ai finanziamenti statali organizzano direttamente accoglienza, formazione, integrazione dei migranti”, spiega il primo cittadino di Cona. “Nel nostro Paese invece la gestione è affidata alle cooperative sociali, che sono in evidente conflitto di interessi – spiega il primo cittadino di Cona – ma, la soluzione del problema migranti deve guardare al medio e lungo termine: con i rimpatri volontari assistiti e il finanziamento di progetti di vita nei loro Paesi d’origine”.