Il Papa parla sul fine vita e lo scambiano per un fautore dell’eutanasia…

Non è una novità il “no” della Chiesa cattolica all’accanimento terapeutico. Un no che si inquadra nel rispetto di quella dignità della persona che è valore irrinunciabile per un credente e che comporta altri no: quello all’aborto e quello all’eutanasia.

Papa Francesco nel suo messaggio al Meeting sul fine-vita non ha fatto altro che ribadire posizioni già note: “Non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte”. Eppure, come spesso accade con le parole del Papa, si è subito voluto vedere in questo messaggio un’apertura alle tesi sull’eutanasia e un appoggio alla legge in discussione sul biotestamento.

Così la vedono, ad esempio, Mina Welby (vedova di Piergiorgio Welby), Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni e i Cinquestelle. Ma si tratta di interpretazioni strumentali, come sottolineano in una nota Eugenia Roccella e Gaetano Quagliariello di Idea-Popolo e Libertà: “Il Papa ha detto no all’eutanasia e no all’accanimento terapeutico. Le sue parole sul fine vita, a proposito delle quali leggiamo invece interpretazioni strumentali e tendenziose, rappresentano la linea alla quale nella scorsa legislatura era ispirata la nostra legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento. La legge oggi in discussione -aggiungono- è una legge sbagliata perché non garantisce né contro l’eutanasia né contro l’accanimento terapeutico: da una parte rappresenta ‘la via italiana all’eutanasia’, come ha detto Maria Antonietta Coscioni, in quanto consente di sospendere idratazione e alimentazione, dall’altra, essendo fondata sull’autodeterminazione assoluta a scapito anche del ruolo del medico, consente l’accanimento terapeutico”.

Maurizio Lupi a sua volta sottolinea che le parole del Papa sono chiarissime e non rappresentano un’innovazione: non a caso papa Francesco cita Pio XII (1957), la dichiarazione della congregazione per la Dottrina della fede (1980) e il Catechismo della Chiesa cattolica (1992). Anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin è intervenuta sull’argomento:  “Oggi il Santo Padre ha fatto un ragionamento che può coinvolgere sia chi è credente sia chi non lo è, universalistico, ribadendo che l’accanimento terapeutico è un fatto crudele e inutile. Io credo che bisogna sempre trovare un punto di equilibrio tra curare le persone finché è possibile e poi rispettare la volontà, non accanirsi dal punto di vista terapeutico, quindi permettere alle persone, a un certo punto, un accompagnamento alla fase finale della propria vita”.