Il mistero di Hariri: viene dal Libano la nuova minaccia per la pace mondiale

Il premier dimissionario del Libano, Saad Hariri, arriverà sabato a Parigi e poi rientrerà a Beirut. È quanto ha affermato il presidente libanese Michel Aoun, secondo le notizie della tv libanese Lbc che riferisce dei contenuti del colloquio tra Aoun e Myariam Skaff, a capo del Blocco popolare. Stando alla Lbc, Aoun ha confermato che Hariri arriverà con la sua famiglia a Parigi, dove si tratterrà pochi giorni per poi volare a Beirut. Ma che succede in Libano? Il premier dimissionario libanese Saad Hariri, mancante da alcuni giorni dal suo Paese perché si sentiva in pericolo, è stato invitato in Francia “per qualche giorno insieme alla sua famiglia”, ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron precisando che non si tratta “in alcun modo” di un suo esilio in Francia. “Mi sono intrattenuto con Mohammed bin Salman e con Saad Hariri e abbiamo deciso che io l’invitavo per qualche giorno in Francia con la famiglia”, ha affermato Macron visitando il padiglione francese della Conferenza sul clima dell’Onu. L’Eliseo ha fatto sapere che Hariri è atteso in Francia entro qualche giorno. La la tensione sale, nel Paese dei Cedri: la comunità internazionale deve ”mettere fine a questo gioco del caos” che alcune potenze straniere stanno giocando in Libano. Il Libano ”non può essere usato per gli interessi di altri”. È il monito arrivato dal ministro degli Esteri libanese Gebran Bassil, che, in un’intervista avverte sul rischio di una guerra ”per procura” che avrebbe possibili ricadute anche su altri Paesi, a cominciare dall’Italia. Quanto sta accadendo in Libano, con le dimissioni da Riad, il 4 novembre scorso, del premier Saad Hariri, che il presidente libanese Michel Aoun riteneva detenuto in Arabia Saudita, ”è una situazione minacciosa per la pace e la stabilità della regione e quindi minacciosa per la pace e la sicurezza del mondo”, dice Bassil, spiegando che la sua missione a Roma ed in altri Paesi europei serve a ”cercare di risolvere la crisi attraverso canali bilaterali, evitando un’escalation”. Il ministro degli Esteri ammette che c’è il rischio di una guerra. ”Ovviamente sì – dice -. Alcuni Paesi stanno cercando di risolvere i loro problemi in Libano e questo in passato ha causato una guerra da noi. Capiamo le rivendicazioni di alcuni, ma non vogliamo che il Libano sia usato per gli interessi di altri Paesi, vogliamo che il Libano abbia un ruolo nella soluzione dei problemi tra potenze in conflitto tra di loro, perché se il Libano può agire così, può avere un ruolo positivo, altrimenti se viene usato potrebbe avere effetti negativi per tutti. E non penso che nessuno abbia interesse ad avere un Libano instabile”. Può il Paese dei cedri diventare il terreno di una guerra ”per procura” tra Arabia Saudita e Iran? ”Noi minimizziamo il rischio accrescendo la consapevolezza nei nostri amici” di quello che potrebbe succedere, sostiene Bassil, ”più si è consapevoli meno c’è il rischio di una guerra per procura, che per definizione è una guerra che può allargarsi, non è collegata ai Paesi coinvolti, tutti possono essere coinvolti, c’è il rischio di ricadute. Voi in Italia capite cosa vuol dire guerra per procura, quanto state soffrendo per quello che arriva da fuori, con i problemi in Medio Oriente, Libia, Siria”. ”Perché i Paesi europei devono sopportare le conseguenze di questi conflitti, perché ci sono Paesi che devono giocare con altri?”, chiosa il ministro.