Il libro del “rautiano” Mollicone riaccende il dibattito sulla storia del Msi

La storia e la rivisitazione dell’anima nazional-popolare del Msi per capire che cosa resta a distanza di tanti anni di quello che fu uno dei filoni culturali più vivaci ed eretici della destra italiana, su cui si è poi politicamente innervata la componente interna di cui fu fondatore, animatore e leader indiscusso Pino Rauti, del quale proprio in questi giorni ricorre il quinto anniversario della morte. Ad offrire lo spunto per una riflessione non museale né scontata, la nuova fatica editoriale di Nazzareno MolliconeL’aquila e la fiamma. Storia dell’anima nazional-popolare del Msi“, edito da “I libri del Borghese“.

Confronto su “L’aquila e la fiamma” nella sede dell’Ugl

Di fronte ad una sala attenta e gremitissima, introdotti e stimolati dal nostro collega Mario Landolfi, oltre all’autore, ne hanno parlato Alessandra e Isabella Rauti, il giornalista e scrittore Adalberto Baldoni, tra i più qualificati e puntuali conoscitori della storia missina che rautiano non è mai stato, e l’editore Luciano Lucarini. Le conclusioni sono state invece affidate a Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, nella cui sede di via delle Botteghe Oscure (ironia della sorte, proprio di fronte a quella, storica, del Pci), si è svolta la manifestazione. Filo conduttore del dibattito, l’azione di Rauti ed il suo controverso e tormentato rapporto con il Msi, movimento che non faceva mistero di volere meno paludato e borghese e sempre più avanguardia di sintesi politiche coraggiose e innovative. «Quel che va compreso una volta per tutte – ha sottolineato tra gli applausi la figlia Isabella – è che la storia dell’anima nazional-popolare del Msi non è solo la nostra storia né solo quella della destra, ma è storia italiana». Concetto, questo, ribadito da Mollicone e da Baldoni.

Isabella Rauti: «La storia del Msi è storia d’Italia»

Entrambi, pur rivendicando la giustezza delle rispettive tesi, hanno ripercorso i momenti di snodo in cui la convivenza tra le varie anime del Msi ha vissuto momenti di grande tensione: l’adesione al Patto Atlantico nel 1949, il progetto mai nato della “grande destra”, la nascita di Ordine Nuovo, il rientro di Rauti nel Msi, l’infinita persecuzione giudiziaria nei suoi confronti («mia madre è morta prima di vederlo finalmente scagionato», ha ricordato la figlia Alessandra), l’elezione in Parlamento nel ’72, la rincorsa per la segreteria del partito culminata nella vittoria nel congresso di Rimini nel gennaio del ’90. «Tra noi missini – ha chiosato Landolfi – ci sono stati in quegli anni fasi di forte incomprensione, a tratti di vera incomunicabilità. Ad unirci, tuttavia, era il nostro limpido patriottismo. E di patrioti – ha concluso – c’è bisogno oggi più di ieri».