Honduras, entrambi i candidati presidente si dichiarano vincitori

mercoledì 29 novembre 16:56 - di Redazione

Curioso post elezioni nel poverissimo Honduras: Il candidato presidenziale dell’opposizione di centrosinistra Salvador Nasralla avrebbe superato di cinque punti percentuali il presidente conservatore uscente Juan Orlando Hernandez nei risultati parziali ufficiali pubblicati dopo il voto. Secondo il Tribunale elettorale supremo, con il 57% delle schede scrutinate, Nasralla ha il 45,17% dei voti, contro il 40,21% di Hernandez. Senonché anche il presidente uscente Juan Orlando Hernandez, si è dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali. Nelle prossime ore si dovrebbero avere i risultati definitivi. Impantanato in una crisi economica, con alti tassi di povertà e disoccupazione, l’Honduras domenica è andato alle urne, in elezioni inusuali, dal momento che, per la prima volta dopo il ritorno alla democrazia, il presidente corre per rinnovare il suo mandato. L’attuale ricandidatura del presidente, Juan Orlando Hernández, in forza al Partido nacional (Pn) di centrodestra, è molto controversa, giacché la Costituzione parrebbe molto chiara nel proibire un mandato presidenziale consecutivo. Tuttavia nell’aprile 2015 la Corte costituzionale (plasmata dallo stesso esecutivo) ha deliberato – con un’interpretazione piuttosto “libera” – che tale divieto non si applica al presidente in carica. Da circa sette anni il Paese del Centroamerica – sconvolto da un’ondata di violenza criminale inarrestabile – è guidato da forze conservatrici. L’appuntamento elettorale alle urne rappresenta dunque una rottura dell’ordine costituzionale perché, dal 1980, quando il Paese tornò al sistema democratico dopo 20 anni di dittature militari, un capo di stato partecipa come candidato nella corsa elettorale. Nel giugno 2009 l’allora presidente Manuel Zelaya Rosales fu deposto senza scrupoli dall’Esercito, che in seguito all’impulso proveniente dalla Corte costituzionale, consegnò i poteri a Roberto Micheletti: il politico di origine bergamasca, a quell’epoca presidente del Congresso. Nei mesi successivi la legalità istituzionale è stata formalmente ristabilita, attraverso appuntamenti elettorali che hanno sempre premiato le forze politiche moderate. Tuttavia la ferita del golpe resta tuttora aperta. Povertà, insicurezza e disoccupazione rimangono i principali problemi del Paese che hanno fatto sprofondare l’Honduras in una profonda crisi, accusa gli oppositori. Con 8,7 milioni abitanti e una popolazione economicamente attiva di 3,9 milioni, l’Honduras ha un tasso di disoccupazione del 7,4%, secondo l’Istituto nazionale di statistica (Ine). Secondo una recente indagine, ben il 60,9% della popolazione vive in povertà e il 38,4% in estrema povertà, rendendo l’Honduras il Paese più povero del continente. Il salario minimo medio è di 340 dollari e il paniere di base è vicino allo stesso valore, e ciò rende impossibile alle famiglie di accedere ad altri beni e servizi. A questo si aggiungono i insufficienti servizi sanitari e scolastici, così come un fragile sistema di sicurezza sociale che negli ultimi anni è stato coinvolto in una fitta rete di corruzione che ha sperperato le risorse. Sarà questo lo scenario difficile e le sfide che dovrà affrontare il prossimo presidente, chiamato a elaborare nuove strategie per promuovere gli investimenti e creare posti di lavoro. Alle elezioni, alle quali hanno diritto di voto 6 milioni di abitanti, sono in corsa 10 partiti politici, e si dovranno eleggere anche i 128 deputati del Parlamento, così come i sindaci dei 298 comuni del Paese dell’America centrale.

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