“Guai a eliminare gli edifici fascisti”: parla l’archistar Santiago Calatrava

Eliminare gli edifici fascisti a Roma? Sbagliano.Penso al palazzo delle Poste di Adalberto Libera a Testaccio, un capolavoro della memoria. O all’edificio a cubo all’Eur. Sono stati progettati da bravissimi architetti. Guai a buttarli giù”. A sparare contro la polemica del New Yorker si aggiunge ora una voce di peso, autorevole quella di  Santiago Calatrava, l’archistar della Città delle Arti di Valencia, dell’Oculus di New York, del Turning Torso (l’ambizioso grattacielo ”in torsione” in Svezia), ma anche del controverso Ponte della Costituzione a Venezia o dell’incompiuta Città della sport a Roma. L’archistar che si trova a Roma ha rilasciato un’intervista all’Ansa, prima di salire sul palco protagonista de I Giovedì della Villa, ciclo di incontri ideato dalla direttrice dell’Accademia di Francia a Roma Muriel Mayette-Holtz e curato da Cristiano Leone. Sembrava sconcertato che in Italia si potese aprire una polemica ideologica su autentici capolavori di cui non cessa di tellsere le lodi.

Calatrava: “Capolavori della memoria”

Architetto, ingegnere ma anche ceramista, scenografo, pittore, scultore, elegantissimo nel suo completo scuro, Calatrava per oltre un’ora, tutto in italiano, racconta la sua idea di architettura a partire da Roma e dalle sue meraviglie. Un entiusiasta della nostra Capitale. Calatrava rispedisce al mittente la proposta-provocazione che è arrivata dall’altro lato dell’Oceano e che in Italia ha trovato i suoi zelanti politici, dalla Boldrini a Fiano che la pensano allo stesso modo. Quello di Calatrava è un giudizio che pesa. ”Roma mi ha dato tanto. Non c’è posto dove io abbia imparato di più”, aggiunge. Anche grazie ai monumenti fascisti,con buona pace di tutti. “L’Architettura è consapevole che le opere ci sopravvivono e restano testimoni di noi e del nostro tempo“. Per questo per lui eliminare gli edifici fascisti a Roma sarebbe imperdonabile, grossolano. Solo Boldrini e Fiano possono ancora perseverare nell’assurdità di un furore ideologica che i più giudican ridicolo.