Foto Spada-CasaPound? Nessuno parla del boss con Di Maio e di altri politici…

Quella foto – scattata, pare, diciotto mesi fa in una festa per bambini – che ritrae il candidato di CasaPound Luca Marsella a braccetto con l’esponente degli Spada, è diventata un caso politico nazionale ancor prima che il picchiatore della discussa famiglia nomade si rendesse protagonista di quel vergognoso gesto violento contro il giornalista della Rai. Chi ha attaccato la formazione di destra per le sue “relazioni pericolose”, argomentandole sulla base di quella immagine, ha però dimenticato di essere stato a sua volta vittima – personalmente o come partito politico – dello stesso metodo inquisitorio utilizzato contro abbia avuto la sventura, tra mille foto fatte in campagna elettorale, di imbattersi in personaggi poco raccomandabili o abbia accettato l’invito a un selfie senza stringere patti di sostegno elettorale.

In politica, si sa, la foto col vip è un’insidia per chiunque, come dovrebbero sapere bene proprio i grillini e in particolare Lugi Di Maio: giusto un anno fa il candidato alla premiership per il M5S fu “accusato” di connivenze mafiose per una foto che lo ritraeava con Salvatore Vassallo, fratello del pentito del clan dei Casalesi, Gaetano, pubblicata dal Mattino. Il boss Vassallo, sotto processo per disastro ambientale, con l’accusa di aver avvelenato il territorio della Terra dei fuochi, forse proprio in quel modo intendeva mettere in imbarazzo un movimento poltico impegnato, da sempre, proprio sul terreno dei disastri ambientali in Campania.

«Ero lì per un incontro organizzato dagli attivisti del movimento sul No al Referendum. Dopo l’evento gli attivisti mi hanno portato a cena in un ristorante della zona. Non conoscevo i proprietari e come spesso accade mi hanno chiesto una foto. Avrò fatto centomila foto in questi anni. Non avevo idea di chi fossero», spiegò Di Maio. Ecco, appunto. Più o meno quanto ha dichiarato Luca Marsella.

Anche il Pd dovrebbe tacere, alla luce di quella foto nella quale l’allora ministro del lavoro Poletti fu immortalato in compagnia di un altro famigerato esponente di un clan di Ostia, i Casamonica, foto per la quale finì sotto accusa anche il simdaco di Roma Alemanno,a sua volta inconsapevole della compagnia. E che dire delle coop sociali “fameliche” capitanate da Salvatore Buzzi, gratificato a sua volta da una foto “compromettente per i politici: nel suo primo giorno dopo l’elezione, il sindaco di Roma Ignazio Marino, come da immagine in alto, lo andò a trovare. E che dire di Angelino Alfano? Anche lui è finito nella bufera peruna foto “inconsapevole” chiestagli da esponenti della ‘Ndrangheta poi finiti inquisiti nell’ambito dell’inchiesta sul Cara di Isola Capo Rizzuto. Avventura più o meno simile, ma conclusasi con una millanteria, anche quella del ministro Graziano Delrio, quando nel’ambito dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata un pentito rivelò l’esistenza di una sua foto con esponenti della mafia locale.

Infine, scavando nel passato, non va dimenticato quando per una foto “sbagliata” finì nei guai nel 2006 anche Massimo D’Alema, per la sua famosa passeggiata in Libano con esponenti dell’organizzazione terroristica degli Hezbollah. Anche lì, non c’era endorsment o patti segreti, come anche nei casi di Di Maio col boss o di Alfano. Ma per CasaPound, forse, la presunzione di innocenza, finanche in un selfie, non vale.