Flavio al Velavevodetto – Roma

Flavio al Velavevodetto
Via di Monte Testaccio, 97/99 – 00153 Roma
06/5744194
Sito Internet: www.ristorantevelavevodetto.it

Tipologia: trattoria
Prezzi: 33€ per primo, secondo e dolce
Giorno di chiusura: mai

OFFERTA
La tradizione culinaria romana qui trova uno dei suoi più noti avamposti, e non si riscontra alcuna flessione nell’abbondanza delle porzioni (gradita la presenza di mezze porzioni di primi piatti) né nel successo, mantenuto inalterato negli anni. Buona la scelta dei vini, con ricarichi nella media. Fra gli antipasti abbiamo optato per un prosciutto di Parma poco stagionato e tagliato troppo spesso, accompagnato però da un validissimo pane casereccio e un carciofo alla giudia non entusiasmante. Ricordiamo, invece, con particolare piacere i primi piatti, vero punto forte del ristorante: carbonara, amatriciana e cacio e pepe, tutti e tre ben realizzati e ricchi di condimento. Meno buoni i secondi assaggiati, delle polpette di bollito fritte, dal sentore di aglio troppo presente, e il baccalà fritto, troppo pastellato e un po’ pesante. Degno di nota il tiramisù al bicchiere, nel quale i savoiardi sono stati sostituiti da biscotti e a cui è stata aggiunta una densissima crema al cioccolato.

AMBIENTE
La sede del Monte dei Cocci è una full immersion nella storia di Roma, grazie al valido gioco di luci e finestre sui reperti visibili, ritrovati durante gli scavi dei cunicoli che ospitano le varie salette. La sede di Piazza dei Quiriti affaccia direttamente su una delle piazze più belle e cinematografiche di Prati (ben nota la scena di Moretti che gira in tondo a bordo della sua Vespa), e la sala interna è gradevole e non troppo rumorosa, sui toni del rosso. Piacevole anche il dehor di entrambe le sedi, con menzione speciale per la sede di Testaccio.

SERVIZIO
Spigliato e alla mano, cortese e preparato, in grado di gestire bene anche i momenti di maggiore affollamento.

ADATTO A:
Chi vuole pasteggiare all’insegna della veracità romana più autentica, in un contesto informale.

Recensione a cura di: Il Saporaio – La Pecora Nera Editore –