Fisco, è caos. La Cgia: «In un solo anno 50 circolari e 122 provvedimenti»

Altro che fisco amico e altro che «conto alla rovescia» per il 730 con tanti saluti alle spese per il commercialista di fiducia, come qualche giorno annunciava trionfante dalle colonne di Repubblica il neo-direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Ruffini. Sta accadendo l’esatto contrario, si sta cioè riformando una giungla normativa e regolamentare che sono nel 2016 ha visto il direttore della suddetta Agenzia firmare 72 provvedimenti e pubblicare, in concorso con il Mef, il ministero dell’Economia, la bellezza (si fa per dire) di 50 circolari e 122 risoluzioni. Il totale fa duemila e passa pagine. Un vero e proprio «caos fiscale», lo ha definito la Cgia di Mestre che ha lanciato l’allarme sulla impossibilità di districarsi nel ginepraio di commi e cavilli spuntati come funghi nel già opaco panorama tributario italiano.

Contenziosi inferiori a 1000€ per 21 milioni di contribuenti

E non è finita perché, sempre nel 2016, sono state ben 11 – tra leggi e decreti legge in materia fiscale – le novità legislative che hanno a loro volta modificato 110 norme esistenti e sono stati emanati 36 decreti ministeriali composti da ben 138 articoli. «Nonostante le promesse politiche, l’oppressione fiscale sta debordando sempre più, disorientando non solo i contribuenti, ma anche gli addetti ai lavori, come i Caf, i commercialisti e gli esperti delle associazioni di categoria», è l’analisi preoccupata del coordinatore dell’Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo. L’effetto della giungla interpretativa è micidiale: l’anno scorso, spiega ancora Zabeo, «21 milioni di contribuenti, pari al 54 per cento circa del totale, avevano una pendenza economica con Equitalia inferiore a 1.000 euro», la cui grande maggioranza «è costituita da soggetti vittime di un fisco arcaico e spesso indecifrabile, che in questi ultimi anni ha fatto aumentare in misura esponenziale il rischio di commettere errori formali a seguito di un ingorgo normativo che non ha eguali nel resto del mondo».

La Cgia: un fisco così uccide l’impresa

Una riflessione, conclude Zabeo, va fatta anche sull’assetto della magistratura tributaria. Basti pensare che le Commissioni tributarie si avvalgono della struttura organizzativa ed economica del Mef, cui appartiene anche l’Agenzia delle Entrate, che è la controparte del contribuente. Al netto dell’indipendenza e dell’imparzialità dei giudici tributari, è chiaro che un meccanismo del genere non si presenta né trasparente né terzo rispetto alle parti. L’allarme della Cgia raccoglie soprattutto il “grido di dolore” che sale soprattutto dall’impresa e da chiunque sia impegnato in una libera iniziativa. Secondo il segretario Renato Mason, che ha citato un’ indagine realizzata da Promo Fondazione, «l’81 per cento delle piccole imprese è costretto a ricorrere a consulenti esterni per fronteggiare le mostruosità del fisco». Di queste, il 70 per cento ad integrazione o a supporto del lavoro svolto dagli uffici amministrativi che operano all’interno dell’azienda, l’11 per tutte le incombenze.