Finita per sempre in Zimbabwe l’èra della “black suprematist” di Mugabe

Il dittatore comunista dello Zimbabwe Robert Mugabe è ancora agli arresti domiciliari e il suo futuro rimane incerto, dopo che i militari hanno assunto il controllo dell’ex Rhodesia. Non è chiaro se la moglie dell’anziano presidente, Grace, le cui ambizioni di governo e le continue follie potrebbero essere stato l’elemento scatenante della crisi, sia ancora nel Paese o abbia trovato rifugio nella vicina Namibia. La Bbc riferisce che nelle strade della capitale Harare rimane visibile la presenza dei militari. Mezzi blindati erano presenti stamani davanti al Parlamento. Gli inviati speciali del presidente sudafricano Jacob Zuma sono arrivati ad Harare, l’ex Salisbury capitale, la scorsa notte, con l’incarico di aprire canali di comunicazione con entrambe le parti. Per oggi è inoltre annunciata una riunione di emergenza in Botswana della Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc). Mugabe, 93 anni, salì al potere dopo scontri sanguinosi, era il 1979-80, appoggiato dall’Unione Sovietica. Dopo quarant’anni è riuscito a trasformare “la Svizzera d’Africa”, Paese ricco e prospero grazie al buon governo di Ian Smith, che ne ottenne pure l’indipendenza dal Regno Unito, a uno dei Paesi più poveri e disperati del mondo. Mugabe e le sue bande armate in quarant’anni  hanno completamente distrutto lo Zimbabwe per sete di potere, odio razziale ed etnico, incapacità amministrativa, corruzione. Lo Zimbabwe, che era un forte esportatore di prodotti agricoli di ogni tipo, oggi importa tutto, e la sua agricoltura è solo di sussistenza; questo è accaduto perché la cerchia di Mugabe ha rubato le fattorie e i terreni ai bianchi per puro rancore, e le ha fatte occupare dai suoi partigiani; solo che una fattoria non va avanti senza che ci si lavori, e così in pochi anni  è andato tutto in malora, campi e case coloniche. Il turismo, che contribuiva in modo significativo al Pil del Paese, è completamente sparito, nonostante le cascate Vittoria e i Parchi naturali, istitutiti sempre dal governo Smith. E chi verrebbe mai in un Paese falcidiato dall’Aids, che si è diffuso in modo esponenziale perché le bande di Mugabe usavano lo stupro come arma etnica? Torture, arresti abusivi, sparizioni di oppositori, fosse comuni e quant’altro hanno caratterizzato il governo marxista di Mugabe, che Ian Smith definiva semplicemente “un folle”. Il tempo gli hadato ragione. Ma il pensiero unico internazionale, i grandi giornali e network di inchiesta, non hanno mai denunciato il dramma dello Zimbabwe, preferendo concetrarsi su Iraq, Libia, Afghanistan al fine di scatenare la guerra, come in effetti è accaduto.