Empatia con il malato oncologico: è fondamentale curare anche l’anima

E’ senz’altro una delle cose più difficili per un medico oncologo entrare in empatia con i propri pazienti. La malattia talvolta crea un ponte tra medico e paziente altre volte può essere una barriera insormontabile. Perchè il/la paziente oncologica è particolare, può reagire al male con grande forza oppure abbattersi e cadere in depressione. Oramai la chirurgia e la chemio o radioterapia riescono a curare il paziente molto bene nel fisico ma questo tipo di paziente ha bisogno di una cura costante anche nella psiche. Il medico deve non può ma deve cercare di entrare il più possibile in empatia con il malato sostenendolo nelle sue domande , nei suoi momenti di sconforto o di eccessiva speranza sempre con franchezza senza tradire la propria stanchezza o i momenti di difficoltà personale. Il paziente deve essere rassicurato ed essere posto di fronte al suo lungo cammino facendo intravedere , anche quando delle volte è difficile, un’apertura al tunnel della malattia. Va infuso ottimismo ma con grande realismo. Non sempre i pazienti, pur rendendosi conto oggi molto più di una volta della loro situazione, sono fino in fondo consapevoli e hanno bisogno di una luce costante che faccia mantenere loro un equilibrio nei momenti bui ed in quelli di ingiustificata euforia.