Diktat del regime rosso di Myanmar al Papa: non nomini i rohingya

“Spero che il Papa non nomini mai la parola Rohingya. Anche Kofi Annan ha consigliato di evitare di pronunciare questa parola”. È quanto afferma l’arcivescovo birmano di Yangoon, il cardinale Charles Maung Bo, in un’intervista a Tv2000, in merito al viaggio di Papa Francesco in Myanmar e Bangladesh in programma dal 26 novembre al 2 dicembre. Tra i temi più delicati che attendono il Papa, infatti, c’è anche quello riguardante la persecuzione della minoranza musulmana dei Rohingya in atto da mesi da parte della dittatura del Myanmar, in difesa dei quali il Pontefice ha già lanciato diversi appelli. “È una questione molto controversa in Myanmar – spiega il cardinale Bo – pronunciare la parola Rohingya significherebbe senza mezzi termini riconoscere la cittadinanza e tutte le istanze di questa minoranza”. In una terra che non è ancora uscita da una dittatura militare comunista e dove i cattolici sono una minoranza assoluta, circa 700.000, l’arrivo del Papa rappresenta “un momento di grande coinvolgimento e speranza. La Chiesa cattolica in Myanmar è in grande fermento, così come tutto il Paese. Anche musulmani, indù e buddisti sanno che stiamo vivendo un momento importante per la costruzione della pace e si attendono grandi cose dalle parole del Papa”.