D’Alema chiude la porta in faccia al Pd. E Renzi: non mi interessa, parliamo di altro

«È impossibile». Massimo D’Alema, intervistato dal Corriere della Sera, chiude definitivamente la porta in faccia a Matteo Renzi giudicando surreale il tentativo del povero Piero Fassino di ricostruire un’alleanza elettorale. «Sarebbe stata necessaria una svolta radicale di grande impatto sull’opinione pubblica, non modeste misure di aggiustamento, che ci hanno proposto a parole mentre ce le negavano nei fatti in Parlamento. Un negoziato surreale». «Mi stupisco – aggiunge D’Alema nel colloquio con Aldo Cazzullo – che una persona seria come Piero si sia prestata a un’operazione priva di senso. Non è con questi pannicelli caldi che si ricostruisce l’unità del centrosinistra. Ci vuole una temperatura, come per saldare metalli spezzati». Quindi Mpd si candida “contro” il Pd? «Se avremo dei voti – dice l’ex premier – non saranno tolti al Pd ma recuperati all’astensionismo».

Renzi replica a D’Alema

Ospite di Radio anch’io Matteo Renzi risponde con sarcasmo alle domande sull’amico Massimo. «Mi chiedete di parlare di contenuti e poi parliamo di D’Alema? Guardate che il jobs act Bersani l’ha votato…». Ironia a parte, il segretario del Nazareno gioca la carta del buon lavoro fatto a Palazzo Chigi. «So che rispetto a quattro anni fa ci sono meno tasse e più diritti,  abbiamo misure contro la povertà, parliamo di contenuti, nel merito delle cose». Poi l’affondo contro i nemici interni e gli avversari azzurri. «Sono sorpreso dal dibattito costante sulla crisi del Pd e il trionfo di Fi. È un dibattito che mi fa un po’ sorridere: nei sondaggi abbiamo il doppio dei voti di Forza Italia. Speriamo di poter ragionare presto, con le elezioni, di numeri e non di sensazioni…».