«Da ubriaca è facile stuprarti». Cosa c’è dietro le frasi choc del prete anticomunista

Don Lorenzo Guidotti è un classico “prete irregolare” – nei modi e negli atteggiamenti, s’intende -, di quelli che tanto piacciono a intellettuali e politici della Sinistra. Spesso, nei pressi della sua parrocchia – dedicata a San Domenico Savio, nel quartiere popolare bolognese di San Donato – lo si può vedere in abiti civili, da lavoro, mentre scarica o carica un camioncino pieno di generi di conforto che, instancabilmente, raccoglie e distribuisce tra i poveri del rione. Don Lorenzo, però, non può piacere alla Sinistra, che oggi lo ha messo al centro del mirino, perché altrettanto spesso, sui social, esprime giudizi netti, a volte al limite della crudezza, sulla società in cui viviamo, troppo “politicamente corretta”, a suo modo di vedere. “Mai ci sottometteremo all’Islam”, si legge in uno dei suoi più recenti post su Facebook, dove cura un profilo la cui immagine è quella di un guerriero crociato. Don Lorenzo non risparmia nessuno: “Satana – si legge ancora nella sua pagina, facendo il verso a un noto film di successo – ha messo il suo trono a Bruxelles”; oppure: “La Francia laicista possa sprofondare come Sodoma e Gomorra”. Però, a portarlo di prepotenza alla gogna mediatica, è stato il post “scoperto” oggi dai comunisti della locale Radio Città del Capo (emittente di riferimento dei centri sociali che infestano il capoluogo emiliano), in cui esprime un duro giudizio sulla vicenda che ha visto una ragazza denunciare d’essere stata abusata da un maghrebino. La vicenda è nota da qualche giorno: una giovane, dopo una “serata alcolica” in zona universitaria, andando in cerca del telefono smarrito, si sarebbe fatta accompagnare in stazione da un immigrato, risvegliandosi al mattino ancora là, seminuda, con la sensazione di essere stata violentata. Per don Lorenzo, l’episodio dovrebbe dar da riflettere, oltre che sulla violenza – qualora ci sia stata, il condizionale è d’obbligo, visto che la Polizia sta indagando e ancora non ha chiarito i contorni della vicenda -, sui comportamenti che certe ragazze assumono, sentenziando: «E dopo la cavolata di ubriacarti con chi ti allontani? – scrive il sacerdote – con un magrebino? Notoriamente (soprattutto quelli in piazza Verdi) veri gentleman, tutti liberi professionisti, insegnanti, gente di cultura, per bene… Adesso capisci che oltre agli alcolici ti eri già bevuta tutta la tiritera ideologica sull’accogliamoli tutti? … tesoro… a questo punto, svegliarti seminuda direi che è il minimo che potesse accaderti». Parole dure, a cui ne seguono altre ancor più rigide: “Mi spiace ma… Se nuoti nella vasca dei piranha non puoi lamentarti se quando esci ti manca un arto…. cioè…. A me sembra di sognare. Ma dovrei provare pietà? No. Quella la tengo per chi è veramente vittima di una città amministrata di *****, non per chi vive da barbara con i barbari e poi si lamenta perché scopre di non essere oggetto di modi civili. Chi sceglie la cultura dello sballo lasci che si divertano anche gli altri…”. Apriti Cielo! Poche righe, ma tutte tese a infrangere i tabù contemporanei: femminismo, sessismo, buonismo verso gli immigrati. Per di più, con l’aggravante del pesantissimo giudizio sull’amministrazione bolognese del Pd, manifestata con tre puntini di sospensione che gravano come un macigno nella frase. Via, dunque, al can-can mediatico, con la scontata ridda di prese di posizione contro il “prete fascista” – ha persino scritto, sempre su Fb, che i comunisti sono stati fortunatamente bloccati in Italia da Mussolini e in Spagna da Franco – e le reiterate richieste al vescovo, il progressista Matteo Zuppi, di verificare l’idoneità alla missione sacerdotale. Perché, è noto, se un don Vitaliano infrange un Cristo in Chiesa, è un modo “cool” e “giovane” di spiegare il Vangelo; mentre se don Lorenzo, per denunciare la sub-cultura dell’eccesso, rompe gli schemi del “pensiero unico”, sarebbe meglio cacciarlo dalla parrocchia.