Conclusa la costosa esercitazione Nato in vista di improbabili aggressioni

Si è conclusa, dopo due settimane di intensa attività, l’esercitazione Nato Trident Javelin 2017. L’attività, riferisce una nota, ha visto la partecipazione come ”player” esclusivamente dei posti comando, senza truppe di manovra schierate sul terreno, che hanno simulato un’operazione congiunta, in risposta a un’aggressione nei confronti di un Paese membro dell’Alleanza nel contesto delle operazioni previste dall’articolo V del Trattato Nato del 1949 dedicato alla difesa collettiva dei territori e delle popolazioni degli Stati membri. È evidente che questo perciolo, con la fine della Guerra Fredda, non c’è più, quindi lo sfoggio dei muscoli della Nato va intesa solo come provocazione alla Russia di Vladimir Putin. L’esercitazione ha coinvolto tutti e tre i livelli della struttura militare Nato: il Supreme Headquarters Allied Powers Europe (Shape) in Belgio a livello strategico, il Joint Force Command (Jfc) di Brunssum nei Paesi Bassi, comandato dal Generale italiano Salvatore Farina, a livello operativo e a livello tattico il Land Command (Landcom) schierato a Stavanger in Norvegia, il Maritime Command (Marcom) in Uk, l’Air Command (Aircom) in Germania, e lo Special Operations Headquarters (Nshq) in Belgio. Tutti i comandi hanno operato in uno scenario che volutamente includeva le sfide più impegnative per l’Alleanza, comprese le minacce cyber e quelle ibride/terroristiche. All’esercitazione ha partecipato il personale di staff di tutti i Paesi membri dell’Alleanza. Intensa anche l’interazione con le nazioni ospitanti, Norvegia e Paesi Baltici, e le organizzazioni internazionali, governative e non governative, al fine di rendere l’addestramento il più realistico possibile. La nota non spiega quanto siano costate queste spettacolari manovre e che ruolo abbiano avuto le cosiddette ong in tutta l’operazione. Che avesse ragione Donald Trump quando disse che la Nato era un’organizzazione obsoleta e da riformare totalmente?