Cinema, in GB si celebra l’epopea di Churchill. A noi tocca Checco Zalone

Un’ondata di nazionalismo si sta abbattendo sul cinema britannico. È il cinema della Brexit, inaugurato con il kolossal Dunkirk e ora prossimo a lanciare un filmone agiografico sulla figura di Winston ChurchillL’ora più buia (Darkest Hour). Una della scene madri del film è così raccontata da Aldo Cazzullo su Corriere della Sera. L’azione si svolge nella metropolitana di Londra durante le terribili settimane dei massicci bombardamenti della Luftwaffe sulla capitale britannica. «Nel vagone – scrive Cazzullo –  tutti lo riconoscono, e anziché insultarlo o ignorarlo come magari farebbero oggi — sempre che sia ipotizzabile l’idea di un premier che si muove in metro — si alzano in piedi, gli danno la mano e si presentano. Churchill improvvisa un sondaggio: la Francia sta per capitolare, i nazisti preparano l’invasione dell’Inghilterra: bisogna trattare? “Never! Never!” gridano tutti, muratori, neri, donne, pure una bambina: “Mai!”. Cosa bisogna fare, allora? “Fight!”, combattere!».

La scena madre di Dunkirk non è meno intensa. È il momento in cui sorgono all’orizzonte le centinaia di imbarcazioni, condotte da privati cittadini, che sono destinate a riportare in patria i soldati inglesi dopo le batoste subite dalla Werhmacht sul suolo francese. Il comandante britannico è il primo a scorgere le barche attraverso il binocolo. Un suo ufficile gli chiede: «Che cosa si vede?». «Si vede la Patria», risponde il comandante.

Sembra incredibile che ai nostri giorni, nel tempo scettico e irriverente in cui viviamo, certe scene e certe parole possano ancora fare presa sul grande pubblico. Il fatto è che gli inglesi hanno ritrovato il loro orgoglio nazionale attarverso la Brexit. E il cinema d’oltre Manica risponde evidentemente  a un diffuso senso identitario, dopo le lacerazioni degli ultimi anni.

Anche in Italia avremmo bisogno di un cinema così. Il fatto è che nessun produttore e nessun regista hanno in animo di celebrare ad esempio il centenario del Piave e di Vittorio Veneto. Eppure, se c’è un Paese che avrebbe bisogno di ritrovare se stesso e le sue memorie, questo Paese è proprio l’Italia. Ma da noi l’unico genere che  tira  è il quello del cinepanettone e della satira autodenigratoria del costume nazionale. L’ultimo riferimento  “storico” in un film di successo è la canzoncina di rimpianto della Prima repubblica in Quo vado? di Checco Zalone: La Prima Repubblica non si scorda mai. Questo ci tocca in sorte. Ed è lo specchio della disunità nazionale.