Chi sono i (veri) nemici della democrazia? I solerti inquisitori del Pd

Con uno zelo degno di migliore causa, il Pd sta promuovendo, nei consigli comunali di varie città, una mozione-fotocopia per “vietare ogni spazio pubblico a chi esprima idee razziste, fasciste o omofobe”. La proposta, tanto generica nelle sue “ragioni” di fondo, quanto palesemente liberticida, è di inserire nei rispettivi regolamenti comunali una clausola secondo la quale chiunque organizzi un evento pubblico di qualsiasi tipo debba sottoscrivere una dichiarazione nella quale afferma di rifiutare idee razziste, fasciste o omofobe e di riconoscersi nei valori della Resistenza e dell’antifascismo. La dichiarazione non è evidentemente una formalità. Il passo seguente è infatti quello di mettere al vaglio gli orientamenti di quanti richiedono spazi pubblici per manifestare le proprie idee, arrivando al punto di vietare loro il diritto di manifestare.

Siamo evidentemente al processo alle intenzioni, con il rischio di innescare meccanismi discriminatori ed autenticamente razzisti verso quanti hanno l’ardire di esprimere pareri non-conformi alla vulgata di sinistra. Giocare sugli equivoci non è difficile: volete discutere le politiche sull’immigrazione ? Ecco scattare l’accusa-sospetto di razzismo. Chiedete una maggiore sensibilità sociale verso i cittadini italiani ? Ecco arrivare il marchio di “fascisti”. Volete discutere le teorie gender ? Immediata l’accusa di omofobia. E così avanti …

Nel processo di semplificazione-discriminazione a venire meno non sono solo i diritti costituzionali di riunione, di associazione e di pensiero, ma gli stessi fondamenti dello Stato di diritto, con il ribaltamento dell’onere della prova ed una sostanziale condanna preventiva di colpevolezza, tale da prevedere per il presunto reo la sospensione dei diritti costituzionali.

Con la scusa del “contrasto ai fascismi” vengono di fatto messi in discussione i principi fondamentali della Costituzione: la sovranità popolare (art. 1), i diritti inviolabili dell’uomo (art. 2), l’uguaglianza e la pari dignità sociale tra i cittadini (art. 3). Pensare poi di limitare la Costituzione a colpi di regolamenti … comunali appare giuridicamente bizzarro e storicamente lesivo della stessa memoria dei Padri costituenti.

In definiva un classico esempio di trasbordo ideologico, non sappiamo fino a quanto inavvertito.

Più che agli articoli della nostra legge fondamentale i solerti inquisitori del Pd sembrano guardare ai protagonisti all’orwelliana fattoria, dove “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Il risultato è che la pari dignità vale per alcuni e per altri no e che ad ammazzare veramente la Costituzione, sono – con l’ipocrisia tipica di certa sinistra – quegli stessi che dicono di volerla … salvare.