Catalogna, indipendentisti sempre più spaccati. Puigdemont: «Un’alternativa è sempre possibile»

Si spacca il fronte indipendentista mentre si avvicinano le elezioni e Puigdemont torna a intervenire nel dibattito (a distanza) sull’indipendenza catalana, e dopo lo strappo della sindaca di Barcellona – che ha rotto con i socialisti catalani – in un’intervista rilasciata al quotidiano belga Le Soir “rivisita” posizioni e affermazioni estreme, e si dice favorevole per «un accordo con la Spagna».

Indipendenza della Catalogna, il fronte è sempre più spaccato

Continuano a deflagrare gli effetti collaterali della bomba catalana esplosa in faccia ai suoi protagonisti, scavando il solco delle ferite inferte dalle differenti posizioni in campo: e mentre Puigdemont prova a riaprire il tavolo del negoziato con la Spagna, Barcelona en Comú (il gruppo che ha espresso la sindaca della città della Catalogna) spacca nuovamente il fronte della dichiarazione di indipendenza della Catalogna, giudicata illegale dalla Corte Costituzionale spagnola e perseguita come «ribellione» dalla magistratura che ha incarcerato molti leader indipendentisti e ha chiesto l’arresto dell’ex presidente Carles Puigdemont che ha riparato in Belgio. E  nelle ultime ore la spaccatura è diventata divorzio politico e procedurale, con il partito di Ada Colau deciso alla rottura del patto di governo con il partito socialista catalano, aggiungendo che continuerà comunque ad amministrare Barcellona «cercando accordi con tutti i gruppi» su obiettivi specifici.
Jaume Collboni, portavoce del Psc, ha espresso rammarico per la decisione: «Era necessario ricostruire il Paese, non rompere ulteriormente»…

Puigdemont, l’alternativa all’indipendenza è sempre possibile

Puigdemoint si muove insomma su un terreno minato e sempre più accidentato e invoca per la Catalogna «un’altra soluzione, diversa dall’indipendenza» come una eventualità che «resta possibile», dicendosi «disposto», anzi, di essere «sempre stato disposto ad accettare la realtà di un altro tipo di relazione con la Spagna»,  prima di precisare di essere pronto a trovare una soluzione alternativa all’indipendenza che, a suo giudizio, «è comunque ancora possibile!». Tutto e il contrario di tutto, ha affermato Puigdemont, che poi ha anche aggiunto: «Io che sono stato indipendentista per tutta la vita, ho lavorato 30 anni per ottenere un altro ancoraggio della Catalogna alla Spagna», ha sostenuto, prima di concludere: «Sono ancora per un accordo». Come a ribadire tra le righe una velata – e forse neanche poi troppo – accusa contro il Partito popolare del premier spagnolo Mariano Rajoy, a detta di Puigdemont responsabile dell’ondata di indipendentismo. Insomma, chi ci capisce è bravo: ribadisce e smentisce, Puigdemnot, che prima si dice probabilista sulle possibilità indipendentiste della Catalogna, confermando lo strappo, e un minuto e una affermazione dopo si dichiara propenso ad un accordo riparatore con la Spagna, e proprio mentre all’Europa chiede di fare la stessa cosa che ha fatto con Polonia e Ungheria: valutare se ci sono stati «abusi» di diritti. «Salta agli occhi – rilancia infatti Puigdemont rimescolando ancora le carte in tavola – che il Governo spagnolo non ha rispettato la carta dei diritti fondamentali»…