Arriva il momento dei “pentiti del tattoo”: che fare se non vanno via?

La voglia di dimenticare un nome “scomodo” stampato sulla pelle, ma non più sul cuore. Oppure il desiderio di tentare un nuovo lavoro in un ambiente più formale del previsto, o semplicemente il fastidio di vedersi addosso un disegno venuto male. Sono questi sentimenti più diffusi fra i pentiti del tattoo, pari al 6% degli italiani che si rivolgono ai centri specializzati. Ma attenzione, perché circa un tatuaggio su 5 non va via e rischia di trasformarsi in un compagno indesiderato indelebile. Soprattutto quelli multicolor, o fatti sulle gambe. A fotografare il fenomeno sono gli esperti riuniti nei giorni scorsi alle porte di Milano per il Congresso internazionale di medicina estetica pratica Icamp 2017. Oltre 500 specialisti, alcuni anche dall’estero. “I motivi che portano alla richiesta della rimozione dei tatuaggi sono diversi”, spiega Vincenzo Varlaro, docente di Medicina estetica. Tuttavia “prevalgono le ragioni estetiche (non piacciono perché non ben eseguiti) e quelle affettive (rappresentano ricordi non più graditi); frequenti anche quelle di pudore (alcuni si vergognano a mostrarli) e sociali (ingresso nel mondo del lavoro). Il costo è variabile e dipende dall’estensione, dalla profondità, dal tipo di tattoo e dalla zona dove si trova”. Ma a volte pagare non basta, perché benché la percentuale di successo della rimozione sia ormai “salita fino al 75-80% grazie ai laser di ultima generazione e alla combinazione delle tecniche”, avvertono gli esperti, il restante 20-25% dei tatuaggi rimane. In generale “soltanto il 38% dei casi” trattati “non mostra alcuna traccia del pigmento, mentre il 62% presenta comunque alterazioni della tessitura della pelle, zone ipocromiche e residui di pigmento”. Ma come si toglie un tattoo? “Le tecniche di asportazione possono essere singole o combinate – riferisce Varlaro – Quelle singole possono realizzarsi utilizzando il laser Q-Switched a emissione dell’ordine di nanosecondi, oppure impiegando laser di ultima generazione a emissioni dell’ordine di sub-secondi. Le tecniche combinate si realizzano usando più laser e altre metodiche come la carbossiterapia. In tal caso con i laser si frantuma il tatuaggio e con la carbossiterapia, che facilita il deflusso linfatico, si offre un contributo ulteriore alla risoluzione del problema allontanando i frammenti del tatuaggio”.