Zaia insiste sullo statuto speciale per il Veneto: «Non ci arrenderemo»

Non perde tempo Luca Zaia. A pochi giorni dal voto referendario di domenica scorsa, il governatore del Veneto cerca di passare all’incasso scaricando nella trattativa con il governo il 58 per cento di affluenza e la valanga di “sì” che ha accolto, diversamente da quanto accaduto in Lombardia, la richiesta di maggiore autonomia della sua regione. Zaia è intervenuto al Consiglio regionale per presentare i contenuti del disegno di legge approvato dalla giunta il 23 ottobre mattina attraverso il quale si muoverà il cammino della trattativa istituzionale con Palazzo Chigi.

Zaia presenta il testo per l’autonomia regionale

In realtà, Zaia guarda già oltre: infatti, considera già chiusa la partita del referendum e solo una formalità il passaggio alla regione Veneto delle 23 competenze, per ottenere il quale è già pronto un testo – definito «equilibrato e preciso, ma senza compromessi» – di 58 articoli. Il suo vero obiettivo si estrinseca in due paroline sulle quali Gentiloni ha già risposto picche, ma che sono destinate a rappresentare l’ulteriore sfida del governatore a Roma: statuto speciale, fare cioè del Veneto una regione capace di trattenere sul territorio i 9 decimi delle tasse pagate dai contribuenti della sua regione. Zaia ha rivendicato alla propria azione «forza e serietà istituzionale», ma nel stesso tempo ha diffidato dallo «scambiare» considerare per «arrendevolezza» questi due requisiti. L’obiettivo finale, ha spiegato  «è arrivare alla stessa situazione del Trentino Alto Adige, anche se di fatto e non di diritto».

Il modello è il Trentino Alto Adige

Il governatore sta preparando la squadra che lo affiancherà nella trattativa con il governo. Come da annuncio, la delegazione che tratterà con Roma sarà composta da eminenti tecnici e costituzionalisti, non da politici. «Chiedo alla politica – ha proseguito Zaia – di accettare l’invito a creare su questa vicenda una sorta di no fly zone, nella quale tutto il Veneto sappia fare squadra e non si divida o differenzi a seconda dei diversi credo politici».