Una vita normale, quella di Stephen Paddock: killer col vizio di videopoker e fast food…(Video)

Una vita normale, quella di Stephen Paddock, da pensionato tranquillo dedito alla caccia, alla pesca, con una licenza da pilota riposta nel cassetto e con quel vizio per il gioco che chissà quante altre volte lo avrà portato a Las Vegas per sfidare la sorte e puntare sulla fortuna. Niente a che vedere con il centrare nel mirino di un fucile ad alta precisione esseri umani da abbattere come birilli senza un perché. Un revisore contabile divorziato ormai da 27 anni e con una compagna al suo fianco. Una vita normale, quella di Stephen Paddock… almeno fino a due giorni fa. E il movente della strage resta così un mistero ancora tutto da scoprire…

Una vita normale, quella di Stephen Paddock…

Una vita normale, quella di Stephen Paddock, improvvisamente virata nell’assurdo di una mattanza compiuta con spietata freddezza e inquietante lucidità da un pensionato improvvisatosi killer senza avere alle spalle precedenti penali: un uomo come tanti, l’assassino autore della strage più feroce della storia americana, con la passione del gioco d’azzardo che condivideva con la compagna di sempre, Marilou Danley. E ora tutti, dai familiari agli amici fino, ovviamente, agli investigatori d’oltreoceano, cercano di capire cosa può essere scattato nella mente dell’assassino per indurlo ad aprire il fuoco sulla folla da quella stanza al 32mo piano del Mandalay Bay, l’albergo sulla Strip della capitale mondiale del gioco. Certo quel “non trascurabile” dettaglio emerso nelle ultime con la “strana” rivendicazione da parte dell’Isis della strage, trasforma una vita normale, quella di Stephen Paddock, nell’esistenza deviata all’ultimo sulla strada di un cammino di fede radicalizzatosi fino alla strage di innocenti: questo particolare però, che descriverebbe il killer come un musulmano da alcuni mesi, in realtà non ha ancora trovato una conferma decisiva, né da parte della famiglia, nè da parte dell’Fbi. «Non aveva affiliazioni religiose da quello che sappiamo. Era solo un uomo a cui piaceva il video poker, che mangiava Taco Bell e periodicamente andava in crociera», racconta il fratello del killer, Eric e riporta tra gli altri il sito dell’Ansa. «Un uomo che sembrava pacifico, che viveva in una comunità di pensionati a Mesquite, in Nevada, dove aveva acquistato nel 2013 una casa per 369.000 dollari».

Il killer ha usato dieci valigie per trasportare le armi 

Las Vegas, bilancio sempre più tragico: 59 i morti si diceva. Vittime colpite e atterrate come birilli dal killer dalla sua stanza d’albergo dove, per trasportare le armi e le munizioni con cui ha commesso la strage, Stephen Paddock ha utilizzato dieci valigie. Un altro inquietante particolare emerso dalle indagini, rivelato stavolta dal capo della polizia di Las Vegas, Joe Lombardo, precisando che il killer aveva prenotato una suite con due stanze al 32mo piano del Mandalay Bay. Secondo alcune fonti, Paddock potrebbe aver utilizzato un congegno legale – noto come bump-stock – per trasformare in automatici i fucili e le armi semiautomatiche di cui disponeva, accrescendo la loro capacità di fuoco. Si indaga intanto sulle motivazioni del gesto: fonti della polizia hanno ammesso che al momento non esiste «una pista di lavoro» per comprendere le ragioni che hanno indotto Paddock a sparare sul festival di musica country, al quale domenica sera assistevano 22.000 persone. Ventiduemila bersagli mobili nel mirino del killer…