Tubercolosi, paura pure in Campania: il contagio parte dagli immigrati

Una popolazione di 15mila abitanti, otto casi di contagio in nove mesi e l’impossibilità di fare prevenzione. A Palma Campania c’è preoccupazione per il diffondersi della tubercolosi nella comunità di immigrati. Tutti i casi infatti hanno riguardato cittadini stranieri, che sono migliaia in città e vivono in condizioni che favoriscono il contagio e impediscono la profilassi.

Il contagio di tubercolosi tra gli immigrati

A dare l’allarme sono gli stessi sanitari, che già nei mesi scorsi avevano chiesto sostegno alle istituzioni locali e che spiegano come l’ultimo paziente registrato abbia fatto perdere le sue tracce, rendendo quindi impossibile applicare i protocolli a tutela della salute pubblica. «Avremmo voluto avere qualche dato, che non siamo riusciti ad ottenere», ha spiegato in una intervista a Il Giornale il dirigente medico della zona Nicola Trinchese, ricordando che ad agosto aveva scritto al sindaco, invitando l’amministrazione comunale a potenziare i controlli nelle abitazioni per evitare fenomeni di sovraffollamento. Ovvero per evitare che si creassero le condizioni per la diffusione della malattia, che si trasmette per via aerea e trova terreno fertile in ambienti di promiscuità, come possono essere gli appartamenti abitati da decine di immigrati.

Ecco perché è impossibile fare prevenzione

«La criticità è questa: nel momento in cui non si riesce ad avere una mappatura certa delle domiciliazioni, delle residenze, noi brancoliamo nel buio, perché viene meno quel primum movens che è rappresentato dalle indagini epidemiologiche», ha spiegato Trinchese, chiarendo di non essere riuscito a ottenere informazioni dalle istituzioni preposte e di aver continuato a inviare comunicazioni ufficiali, anche alla Asl, per segnalare la situazione. «Un piccolo comune come Palma Campania che non ha ospedali, non ha centri aggregativi, non ha centri sociali, deve monitorare il flusso migratorio. Non può essere lasciata al caso la problematica dei flussi migratori e, di conseguenza, la problematica sanitaria che ne può derivare in maniera assolutamente inaspettata», ha proseguito ancora il dirigente sanitario, che comunque invita a non parlare di epidemia, anche se «sicuramente c’è un livello di allerta abbastanza elevato e di attenzione epidemiologica».